Anna Wintour e Donatella Versace, le icone della moda a Roma per una mostra tra sacro e profano

di Gustavo Marco Cipolla
Quale migliore scenografia della Città Eterna, eccezionalmente innevata, per parlare di un'esposizione che narra il connubio tra la sacralità dell'arte e l'eccentricità profana della moda. Anna Wintour è a Roma per la conferenza di presentazione della mostra “Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination” in scena al Metropolitan Museum of Art di New York dal 10 maggio all'8 ottobre 2018. Accolta da Massimo Leonardelli, la direttrice di Vogue America, con i suoi occhiali scuri, long dress in velluto bordeaux e l'inconfondibile caschetto, siede davanti al palco dei relatori nella Galleria di Palazzo Colonna con Carrie Rebora Barratt ed Andrew Bolton, rispettivamente vicedirettrice del Constume Institute e curatore responsabile dell'esposizione che celebra il rapporto tra il fashion e l'immaginario cattolico attraverso gli abiti delle più importanti case di moda mondiali accanto all'arte sacra.
 
 


Presente durante la press conference capitolina anche il cardinale Gianfranco Ravasi che, parafrasando il filosofo materialista tedesco Ludwig Feuerbach, spiega come «l'uomo è ciò che veste» e che già dalla prime pagine della Bibbia è possibile rintracciare i segni di Dio che è il sarto della storia. Ci sono Donatella Versace, fasciata in un minidress dalle stampe pop, e Pierpaolo Piccioli. Un percorso espositivo realizzato grazie a Christine e Stephen A. Schwarzman e alla maison Versace, oltre al supporto della casa editrice Condé Nast, che non vedrà in mostra solo abiti ma anche circa 50 capolavori ecclesiastici della sacrestia della Cappella Sistina, molti dei quali mai usciti dalle sedi vaticane. Le opere ecclesiastiche saranno esposte nelle gallerie dell'Anna Wintour Costume Center e comprenderanno anelli, diademi, accessori liturgici e paramenti papali (per un totale di 15 papati) dal XVIII al XXI secolo. Per i curiosi, l'ultima volta che il Vaticano ha inviato un quantità così preziosa di opere in prestito al Met risale al 1983 per l'expo “The Vatican Collections” che, considerando il grande afflusso di visitatori stimato, è la terza mostra più vista del museo newyorkese. Naturalmente, accanto alla sacralità ci saranno 150 ensemble di abbigliamento femminile a rappresentare il profano e l'estro della moda (e dei suoi creativi) che interpreta attraverso il corpo il rapporto con il cattolicesimo. Saranno collocati nelle gallerie medievali e negli spazi del The Met Cloisters insieme alla collezione d'arte del Met. Le creazioni, dal XX secolo ad oggi, fanno parte di un contesto storiografico più ampio per analizzare la connessione con il cristianesimo materiale e il loro contributo nel costruire l'immaginario cattolico nella percezione collettiva. Dal genio Gianni Versace a Karl Lagerfeld per Chanel, da John Galliano a Dolce & Gabbana, passando per Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccoli per Valentino, Vivienne Westwood, Madeleine Vionnet e Riccardo Tisci per Givenchy, un ideale ed elegante viaggio di stile racconta il processo storico e percettivo del mondo religioso nella moda contemporanea.  Le ispirazioni dei mosaici di Ravenna per Versace e di Monreale per D&G, l'arte bizantina, modelli che rievocano gli abiti delle suore domenicane e gli ordini monastici o clericali. E poi casule o, addirittura, le calzature indossate da Papa Giovanni Paolo II. «La moda e la religione sono state a lungo intrecciate, mutuamente ispirate e informate l'una dall'altra», spiega Andrew Bolton, curatore responsabile del Costume Institute, che aggiunge «sebbene questa relazione sia stata complessa e talvolta contestata, ha prodotto alcune delle creazioni più originali e innovative nella storia della moda». Il culto dei santi e degli angeli per Elsa Schiaparelli con il ricordo delle "chiavi del cielo", l'abito framboise della stagione 17-18 del solista Piccioli per la maison di piazza Mignanelli e, dulcis in fundo, l'angelo d'oro di Roberto Capucci, una creazione in lamé dorato plissé con le ali e taffeta di seta. In occasione dell'inaugurazione, il Costume Institute Benefit del Museo, noto anche come The Met Gala, si terrà lunedì 7 maggio prossimo. I co-presidenti della serata saranno Amal Clooney, Rihanna, Donatella Versace e Anna Wintour mentre Christine e Stephen A. Schwarzman avranno seggi onorari. L'evento è la principale fonte di finanziamento annuale di The Costume Institute per mostre, pubblicazioni e acquisizioni. Inoltre, un catalogo a cura di Andrew Bolton accompagnerà la mostra e includerà i testi degli autori David Morgan e David Tracy oltre alla nuova fotografia di Katerina Jebb. Sarà pubblicato dal Metropolitan Museum of Art e distribuito dalla Yale University Press. «L'immaginazione cattolica è radicata e sostenuta dalla pratica artistica, e l'abbraccio della moda di immagini sacre, oggetti e costumi continua la relazione in una progressiva evoluzione tra arte e religione», ha dichiarato Daniel H. Weiss, presidente e Ceo di The Met sottolineando che «la collezione di arte religiosa del Museo, in combinazione con l'architettura delle gallerie medievali e The Cloisters, fornisce il contesto perfetto per queste straordinarie mode». "Il Papa veste Prada", titolava un articolo pubblicato da News Week a proposito dei mocassini porpora di Benedetto XVI, quasi a sottolineare l'eleganza del pontefice. E se la moda affonda le sue radici nella creatività laica, con l'arte può avvicinarsi a Dio diventando quasi sacra attraverso i suoi simboli.
Luned├Č 26 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 21:23

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