Scoppia il caso dei Comuni umbri che hanno violato le quote rosa, ma i Sindaci rispediscono indietro le critiche e danno la colpa alle donne

Venerdì 28 Giugno 2019

Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.. e in ogni caso meglio scaricare la responsabilità sulle donne. Il fatto è che i sindaci dei umbri Comuni irregolari non intendono tornare sui loro passi e assumersi la responsabilità di avere violato la legge sulle quote rosa. Nei due paesi della Valnerina, Ferentillo e Arrone, dove a governare sono solo uomini, in barba agli statuti in vigore che impongono che un terzo sia donna, i sindaci respingono al mittente tutte le critiche che sono piovute su di loro dopo che i casi sono esplosi a livello nazionale. 

A Ferentillo, la notizia della nomina di un assessore esterno maschio, un ricorso al Tar, e l’invito di Monica Paparelli (consigliere di pari opportunità della Regione Umbria) ad adeguarsi alla legge in vigore, il sindaco ha fatto spallucce ed è restato immobile. «Aspettiamo che il Tar risponda poi vediamo», dice il primo cittadino Enrico Riffelli. Ad Arrone, anche se il clima è più disteso perché non fioccano ricorsi, le cose restano identiche. Il sindaco Fabio Di Gioia dichiara: «La composizione della quadra è stata improntata su criteri condivisi che garantiscono le pari opportunità». Ma se il 33 per cento dei consiglieri è donna, possibile che tra queste non ce ne sia nessuna disposta a governare? Monica Paparelli parte da un dato del 2017 che vede l’Umbria in terza posizione per la partecipazione politica delle donne (del 59,87 per cento). Insinua il dubbio sulle dichiarazione dei sindaci che negano la disponibilità delle donne ad impegnarsi.

«Possibile che di tutte quelle che partecipano nessuna vuole stare al comando? Io le invito invece a difendere i propri diritti. A non cedere proprio quando anche la legge è dalla loro parte». In pratica la consigliera regionale le invita a non accettare posizioni secondarie o compromessi al ribasso: «Possibile che così tante partecipano e così poche vogliono stare al comando?». La scusa del diniego di una delle due donne che destinate ad entrare in giunta a San Gemini, arriva dal sindaco Luciano Clementella: «Due sono state le donne elette e ad entrambe è stata offerta la possibilità di far parte della giunta .

Una rinuncia con atto scritto, e offre la propria candidatura a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio e ad occuparsi di incarichi specifici , attribuiti con apposito atto del Sindaco». Fatto sta quel Comune è “fuorilegge” comunque perché deve rispettare la regola il 40 per cento al femminile. E questo è ancora più grave quando va al governo un amministratore nuovo, secondo Paparelli. «E’ stata anche intrapresa una ricerca all’esterno, ma vana per mancanza della professionalità richiesta in alcuni casi, per indisponibilità in altri», spiega Clementella. Caso analogo ad Acquasparta. Una donna in più nella squadra di Giovanni Montani ci sarebbe stata bene, «Ma Simonetta Corallini –dichiara il sindaco - prima ancora dell’insediamento del consiglio invia una lettera (che fa protocollare, ndr) nella quale spiega che si candida a sostegno di Montani ma che il suo impiego la occupa anche di sabato e non può avere incarichi di assessore». Niente cambia comunque nonostante la legge, i ricorsi e l’attenzione della Regione i cui controlli vanno comunque avanti.
 

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 19:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA