“Donne che curano la famiglia”, le oncologhe: occuparsi dei malati e dei parenti

Lunedì 17 Giugno 2019
«Quando in una casa arriva la diagnosi più temuta, quella di tumore, l'intera famiglia viene risucchiata nel percorso di malattia con ricadute anche sociali che il servizio sanitario nazionale non affronta». Questo il tema al centro del convegno «Donne che curano... la famiglia», che si tiene a Montecitorio, per sensibilizzare le istituzioni e chiedere un impegno preciso per sostenere il malato e il suo nucleo familiare.

«La presa in carico del paziente deve prevedere anche quella della sua famiglia. Le istituzioni possono aiutare i pazienti e le loro famiglie, che non devono sentirsi abbandonate», afferma Marina Chiara Garassino, presidente dell'Associazione Women for oncology Italy e responsabile di Oncologia toracica dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano. «Questa è la via che consente di evitare costi e disequilibri evitabili che pesano tanto sui malati e i loro parenti, tanto sulla società - continua - basti pensare ai viaggi della speranza da Sud a Nord». Garassino indica poi l'importanza di una collaborazione permanente tra i centro oncologici di tutto il territorio nazionale, una rete attraverso la condivisione a distanza dei casi clinici e l'assimilazione della diagnosi e del trattamento secondo criteri comuni. Women for oncology, che ha organizzato l'incontro, punta anche il dito sui rapporti tra oncologo e paziente: spesso la richiesta di un secondo consulto altera il rapporto con l'oncologo curante, «ma questo clichè va abbattuto - dice Garassino - perchè la persona che ha ricevuto una diagnosi di cancro ha il diritto di una second opinion, così come ha diritto di essere guidato e gestito al meglio».
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