«Faccio fare il test di verginità a mia figlia ogni anno»: bufera sul rapper T.I.

Giovedì 7 Novembre 2019 di Anna Guaita
«Faccio fare il test di verginità a mia figlia ogni anno»: bufera sul rapper T.I.
NEW YORK – Prima i regali di compleanno, poi una corsa dal ginecologo per una «prova di verginità». Il rapper T.I. ha indignato l’opinione pubblica americana raccontando in un podcast come tratta la figlia Deyjah, la maggiore dei suoi figli: «La sera, dopo che abbiamo festeggiato il suo compleanno, dopo che le abbiamo dati i nostri regali, metto un biglietto sulla porta della sua camera, che dice: domattina, viaggio dal ginecologo».
 
Il 39enne, il cui vero nome è Clifford Joseph Harris Jr., ha sei figli, e vanta dieci album, sette dei quali sono arrivati nei primi cinque nella classifica dei top ten. Vanta anche parti importanti in film popolari come American Gangster, Entourage, Ant-Man. E infine “vanta” due arresti e undici mesi di prigione per porto d’armi
 
Nella sua sua conversazione nel podcast “Ladies like us”, T.I. ha espresso un commento che, venendo dalla bocca di un padre che sostiene di amare profondamente la figlia, ha generato generale incredulità e inquietudine: «Posso dirvi che mia figlia ha 18 anni, e ha cominciato il primo anno di università, e il suo imene è intatto».
 
L’intervento ha fatto presto il giro dei social, dove T.I. è stato attaccato senza peli sulla lingua sia da donne che uomini, che lo hanno accusato di essere disgustoso, possessivo, autoritario e di trattare la figlia come un oggetto di sua proprietà.
 
Il «test della virginità» non solo è una violenza e una umiliazione per la donna, ma è anche un test spesso inaffidabile. Come lo stesso T.I. ammette nel programma, l’imene di una ragazza può essere danneggiato anche solo facendo sport attivi, come cavalcare. L’American College of Obstetricians and Gynecologists precisa che in alcune donne può essere del tutto assente, e che può rimanere perforato anche da un tampone assorbente.
 
In effetti negli Usa i medici dovrebbero rifiutarsi di praticare simili controlli, in quanto, sempre secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists, vanno considerati una «violazione dell'etica professionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA