Omofobia, la Commissione Giustizia adotta il testo del relatore Zan. Apertura di Fi

Martedì 14 Luglio 2020

La Commissione Giustizia della Camera ha adottato il testo unificato del relatore Alessandro Zan sull'omofobia come testo base, su cui i gruppi presenteranno gli emendamenti. A favore ha votato la maggioranza, contro Lega e Fdi, mentre Fi non ha partecipato al voto «in segno di apertura».

 Se è stato scontato il voto favorevole dei quattro partiti della maggioranza e il «niet» di Lega e Fdi, l'elemento politicamente più intrigante è stata l'apertura di Fi (che con Giusi Bartolozzi aveva presentato una delle Pdl) che si è astenuta per marcare la propria disponibilità al dialogo a certe condizioni, facendo intravedere una «maggioranza Ursula» proprio su un tema europeista come la lotta alla discriminazione e agli «hate crimes», i crimini d'odio. Rispetto alle Pdl contro le quali la Cei aveva tuonato, il testo unificato di Zan ha precisato che ad essere perseguiti sono solo gli atti di violenza, o l'istigazione a commettere atti di discriminazione o di violenza «fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere». Viene esclusa invece la «propaganda», ipotesi che faceva temere all'episcopato processi contro chi esclude ad esempio la step child adoption o è contro il matrimonio dei gay. Ciò nonostante la Lega, Fratelli d'Italia e il mondo cattolico tradizionalista legato alla destra politica ha rilanciato le accusa al testo di essere una «legge bavaglio» (Carolina Varchi e Ciro Maschio di Fdi), o «liberticida» (Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia), o «foriero di derive liberticide» (Massimo Gandolfini del Family Day) o «delirante» (Simone Pillon della Lega). Nel mirino della destra politica e religiosa finisce anche Forza Italia per la sua «apertura» a determinate condizioni: quella di asciugare il testo mantenendo solo la parte di contrasto alla violenza di genere, stralciando gli articoli che puntano alla sensibilizzazione, con l'istituzione di una Giornata nazionale contro l' omofobia (il 17 maggio), il potenziamento delle competenze dell'Unar in materia, mentre i 4 milioni di maggiori fondi per il Dipartimento per le pari opportunità sono già entrati in un articolo del dl Rilancio. Insomma un testo che si limiti a contrastare la discriminazione e la violenza di genere o la loro istigazione come prevedono il Trattato sul funzionamento dell'UE (TFUE), la Carta europea dei diritti fondamentali e una serie di direttive specifiche. Giovedì è il termine per gli emendamenti e la maggioranza dovrà decidere come procedere. Oggi ha rivendicato il lavoro fatto fin oggi con Zan, Mario Perantoni (M5s), e la presidente di Commissione Francesca Businarolo, mentre Nicola Fratoianni accusa le destre di «nostalgia del Medioevo». Il termine per presentare gli emendamenti al testo base sull' omofobia è stato fissato in Commissione Giustizia della Camera per giovedì prossimo, 16 luglio, alle 11.  «È un altro passo in avanti verso la legge, il fronte contrario si ricrederà con la sua applicazione», commenta la presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio Francesca Businarolo. «Con l'adozione del testo base delle proposte sull'omotransfobia - ha aggiunto - ci avviamo verso l'approdo in Aula previsto il 27 luglio, dopo la riforma elettorale. Il testo prevede il carcere da uno a quattro anni per chi istiga alla violenza omofobica, intervenendo sull'articolo 604 bis del codice penale. La sua finalità è quella di ampliare la platea dei destinatari della tutela e fornire adeguati strumenti contro i cosiddetti hate crimes (crimini d'odio), oltre alla diffusione della cultura del rispetto e della tolleranza».

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Omofobia, polemiche sulla legge. Le femministe: «No all'identità di genere, danneggia i diritti delle donne»

LE CRITICHE
Fratelli d'Italia annuncia battaglia contro un il testo che considera,
«un bavaglio alla libertà d'espressione e di opinione che apre la strada a pericolose derive liberticide», dichiarano Carolina Varchi e Ciro Maschio, deputati di Fratelli d'Italia e componenti della commissione Giustizia. «Il nostro ordinamento giuridico - aggiungono i deputati di Fdi - già punisce le condotte discriminatorie basate sull'orientamento sessuale e le intenzioni di questo testo che punta a rafforzare le tutele per gay e trans, rappresenta una discriminazione rispetto agli altri soggetti individuati dalle normative europee come vulnerabili».

Una rete di associazioni femministe, tra cui il movimento “Se non ora quando”, critica il ddl Zan. Sotto accusa l'espressione identità di genere. «La legge contro l'omo-lesbo-transfobia che si discute in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati - scrivono - vuole prevenire violenze e discriminazioni basate su “sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere”. Chiediamo al relatore onorevole Zan perché vuole usare l'espressione identità di genere invece che transessualità? Scrivere identità di genere infatti permette a chiunque di autocertificarsi con un sesso diverso da quello con cui è nato. Un uomo può dichiararsi donna, una donna può dichiararsi uomo, a prescindere dalla realtà del corpo. L'inafferrabile concetto di identità di genere ha creato scontri e ingiustizie ai danni delle donne in Inghilterra e negli USA (i casi più noti quelli di J. K. Rowling e Martina Navratilova) e non vogliamo che accada anche qui». All'espressione identità di genere - che, sostengono, danneggerebbe i diritti delle donne - le femministe preferirebbero quella di transessualità. 

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