Omofobia, polemiche sulla legge. Le femministe: «No all'identità di genere, danneggia i diritti delle donne»

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Maria Lombardi
A sinistra, il deputato Alessandro Zan

La legge Zan contro l'omofobia è approdata ieri in Commissione Giustizia alla Camera e già si scatenano le polemiche. Attacca Matteo Salvini, leader della Lega: «L'Italia è un paese che non discrimina. Ci sono già tutte le punizioni e sanzioni possibili e immaginabili, il rischio è di sconfinare nell'ideologia ed è un rischio troppo elevato». E la rete delle femministe contesta l'espressione, presente nel testo, di identità di genere, meglio parlare di «transsessualità», sostengono.

Il testo base contro l'omotransfobia e la misoginia ha come relatore il deputato del Pd Alessandro Zan. L'iter della legge è cominciato a ottobre 2019. «E' un testo molto avanzato - afferma soddisfatto Zan - che interviene su un tema in cui l'Italia è molto indietro. Sarà una dura battaglia che avrà forti resistenze da parte di associazioni e movimenti integralisti. Ma è una legge di civiltà e questa volta, dopo cinque tentativi andati a vuoto, dobbiamo farcela».

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La legge introdurre il reato di omotransfobia per chi discrimina, minaccia e aggredisce gay e trans e contrasta i crimini di odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali ma anche contro le donne. Se il testo entrasse in vigore, verrebbero modificati gli articoli 604-bis bis e 604-ter del Codice penale sui reati di violenza e discriminazione, introducendo una specifica fattispecie per i comportamenti discriminatori motivati dall’orientamento sessuale.

Una rete di associazioni femministe, tra cui il movimento “Se non ora quando”, critica il ddl Zan. Sotto accusa l'espressione identità di genere. «La legge contro l'omo-lesbo-transfobia che si discute in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati - scrivono - vuole prevenire violenze e discriminazioni basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere. Chiediamo al relatore onorevole Zan perché vuole usare l'espressione identità di genere invece che transessualità? Scrivere identità di genere infatti permette a chiunque di autocertificarsi con un sesso diverso da quello con cui è nato. Un uomo può dichiararsi donna, una donna può dichiararsi uomo, a prescindere dalla realtà del corpo. L'inafferrabile concetto di identità di genere ha creato scontri e ingiustizie ai danni delle donne in Inghilterra e negli USA (i casi più noti quelli di J. K. Rowling e Martina Navratilova) e non vogliamo che accada anche qui».

All'espressione identità di genere - che, sostengono, danneggerebbe i diritti delle donne - le femministe preferirebbero quella di transessualità. «Vogliamo una legge contro l'omo-lesbo-transfobia che non limiti gli spazi delle donne come quote, sport femminili, indagini statistiche, centri antiviolenza e relativi finanziamenti - aggiungono - L'esistenza di questi spazi, conquistati a caro prezzo dentro e fuori il Parlamento, non può essere considerata discriminante nei confronti delle persone transgender. Onorevole Zan, perchè non le piace il termine transessualità? L'espressione identità di genere danneggia i diritti delle donne: è un fatto dimostrato, non un timore. Se è vero che la sua legge vuole anche andare contro la misoginia, scriva transessualità invece di identità di genere: in questo modo i diritti delle persone transessuali saranno garantiti ma non l'autocertificazione di sesso, contraria ai diritti delle donne».

Interviene la deputata pd Laura Boldrini in difesa del testo. «La gran parte dei paesi democratici ha una legge contro l'omotransfobia e la misoginia. L'Italia, invece, l'aspetta da 25 anni. Ora ci siamo. Il relatore Zan ha depositato alla Camera dei Deputati, in commissione Giustizia, un testo che raccoglie i contenuti di diverse proposte compresa la mia. Un testo sul quale continuano a circolare menzogne: 'incentiva la pedofilià, 'è liberticidà, 'mette il bavaglio alle opinionì», scrive su Facebook Laura Boldrini. «Allora facciamo chiarezza - prosegue l'ex presidente della Camera - questa legge non punirà le opinioni di nessuno, ma gli atti concreti di discriminazione e di violenza contro omosessuali, transessuali e donne, fornendo loro protezione secondo il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della nostra Costituzione. Si può non condividerne il contenuto, ma non si possono manipolare i fatti alterando la realtà. Questa sarà una legge di civiltà, per un Paese migliore».

Contro la legge Zan si era già espressa la Cei: «Non serve una nuova legge, esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio».

 

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 12:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA