Le voci di 12 partigiane, la Resistenza ha dimenticato le donne: non erano ben viste era una società maschilista

Martedì 4 Giugno 2019 di Franca Giansoldati
Colpisce soprattutto la voce di Walkiria Terradura, nata nel 1924, comandante partigiana, medaglia d'argento al valor militare che parla di quando le donne a Roma (ma anche altrove), durante la guerra, rimasero praticamente sole, prendendosi delle responsabilità, perché gli uomini erano al fronte. Non fu facile.

«Era un'epoca di maschilismo imperante, le donne non erano viste di buon occhio, pensavano che se andavi in azione magari avevi paura e la piantavi sul più bello. E invece noi abbiamo dimostrato di essere all'altezza della situazione. Però ce lo siamo dovuti guadagnare questo prestigio, perchè dovervamo essere tre volte più brave degli uomini».

Terradura ricorda che molte aderirono alla Resistenza: non solo facevano «pattuglie, ma facevano le staffette. Combattevamo. Ma andavamo anche a prendere le informazioni nei paesi vicini, perchè eravamo donne, ci vestivamo da contadine, ci mettevamo i fazzoletti e partivamo. Quindi noi abbiamo avuto un ruolo molto più complesso di quello degli uomini. E io dico sempre che la Resistenza non è fatta solo dagli uomini. La Resistenza è stata paritaria. Pensate alle donne contadine specialmente che non hanno avuto uno straccio di riconoscimento mai, e nessuno ne ha mai parlato per anni, che hanno curato i nostri feriti, ci hanno curato, ci hanno ospitato nelle loro case, hanno diviso quel poco che avevano con noialtri, sono state veramente delle donne meravigliose. Ed erano tante non solo le donne contadine, ma anche delle città vicine».

Walkiria ha raccontato cosa succedeva sotto al fascismo e poi dopo l'entrata in guerra, facendo uno spaccato terribile della società dell'epoca. La sua voce, assieme a quella di altre 12 partigiane, ormai quasi tutte defunte, fanno riflettere. Lina Ciaravella, Evelina Collazzoni Zenoni, Ines Faina, carolina Zancolla, Puci Petroni, Maria Teresa Regard, Giovanna Marturano, Luciana Romoli. Ognuna di loro ha ricordato la propria esperienza sotto il fascismo, durante il conflitto e la Resistenza.

Il loro ricordare è un pezzo di memoria collettiva, un serbatoio di episodi di coraggio, di incoscienza, di voglia di libertà, e certamente qualcosa di più di un semplice atto narrativo. E' il passaggio di un testimone. Perché «Ribelle e mai domata», il libro edito da Squilibri, che ha trascritto le loro voci,  in fondo è un racconto famigliare, che riguarda ognuno di noi, la nostra libertà, i nostri diritti, a distanza di quasi settant'anni dall'occupazione tedesca a Roma, sotto al caos dei bombardamenti, gli sfollati, la Resistenza e a quelle pagine di vita vissuta che solo chi è stato testimone può trasferirle con lucidità ai posteri affinché non vengano perse. Sono le voci di 12 partigiane che a diverso titolo e in diverso modo hanno contribuito alla Resistenza e hanno dato vita ad un volume curato da Alessandro Portelli che contiene anche un ampio repertorio di canti partigiani e antifascisti dell'area centro-meridionale. Ultimo aggiornamento: 5 Giugno, 19:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA