Calcio femminile, de Boer contro la parità di guadagno: «Ora è ridicola»

Martedì 13 Agosto 2019
L'Ajax ha varato la parità contrattuale tra uomini e donne

«La parità di retribuzione nel calcio tra uomini e donne non la comprendo, penso per come stanno le cose ora che sia ridicola». Frank de Boer, olandese 49 anni, ex giocatore di successo e allenatore, entra a gamba tesa sulla questione dell'equal pay, il diritto agli stessi guadagni tra calciatori e calciatrici. Una battaglia che anche grazie al mondiale femminile è tornata in primo piano, con Paesi e Nazionali che hanno fatto passi da gigante nel livellare gli stipendi. Tra queste in prima fila proprio l'Olanda, paese di De Boer. «Se il calcio femminile diventerà popolare quanto quello degli uomini - dice l'ex giocatore in un'intervista al Guardian - allora si arriverà a questo, perché a quel punto la pubblicità e gli sponsor saranno livellati. Ma attualmente non è così, quindi perché devono guadagnare lo stesso. Penso sia ridicolo».

Dopo un trascorso in campo, il passaggio in panchina dal 2006 non ha regalato grandi soddisfazioni all'olandese: nel 2016 la breve, quanto ingloriosa, parentesi all'Inter chiamato a sostituire Mancini. Appena 84 giorni e risultati scarsissimi prima di essere accompagnato alla porta.  Dallo scorso dicembre è volato negli States, sulla panchina dell'Atlanta United. E sul calcio femminile De Boer va in controtendenza rispetto a quanto stanno cercando di fare tutti i Paesi: a partire dalla sua Olanda, che ha aumentato progressivamente gli stipendi delle calciatrici (vicecampionesse del mondo) in modo che nel 2023 possa essere colmato il gap con gli uomini. Battaglia che va avanti con grande forza anche tra le brasiliane, e le iridate Usa. «Se la finale maschile viene seguita da 500 milioni di persone e quella femminile da 100 non può essere la stessa cosa - ribadisce il tecnico - per questo il guadagno deve essere proporzionato. Se diventerà popolare altrettanto allora ok, ma ora no. Se sei una manager di una banca ritengo che lo stipendio debba essere uguale a quello di un uomo che ricopre la stessa posizione. Nel calcio ancora non è così».

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