Le donne sieropositive escluse dai test sui vaccini, anche se sono la metà dei malati di Aids

Mercoledì 5 Giugno 2019
Si stima che nel mondo ci siano 35 milioni di persone affette dal virus Hiv e che la metà siano donne. Soprattutto in Africa e in alcune aree latinoamericane dove la pandemia non si arresta e colpisce soprattutto le giovani donne. Un rapporto pubblicato sul New York Times recentemente ha messo a luce un aspetto di genere, legato alla malattia. Troppo poche donne figurano negli esami e nei protocolli di elaborazione dei vaccini  ritenuti potenzialmente efficaci.

La maggior parte dei trattamenti, si legge nel rapporto, vengono testati su uomini anche se in questo modo si ignora la reazione sul corpo delle donne che, naturalmente, è differente per ragioni biologiche e ormonali. Al momento le statistiche indicano che solo l'11% delle prove vengano testate sulle donne, mentre altri studi (Amfar) indicano che la partecipazione femminile sui vaccini non superi il 38%. Uno scarto, rispetto attribuibile al maggiore isolamento delle donne sieropositive in Africa o in America Latina, o anche alla fatica di farle spostare nei centri sanitari per i test. In ogni caso una situazione, in un campo così delicato come la salute, che dimostra, ancora una volta, l'enorme gap tra mondo femminile e maschile.  Ultimo aggiornamento: 18:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA