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Ndeye Fatou Faye: «Vi racconto la mia doppia famiglia veneto-senegalese»

Martedì 9 Marzo 2021 di Caterina Chiara Carpanè
Ndeye Fatou Faye credit Lorenzo Palinuro

Un accento veneto inequivocabile, una voglia di comunicare irrefrenabile, un’energia invidiabile per una ragazza che cerca davvero di vivere secondo quell’hakuna matata (senza pensieri) che fa da sottotitolo al  suo libro “Allergica al pesce” (S4M Edizioni).  Lei è Ndeye Fatou Faye, per tutti semplicemente Andy: nata in provincia di Vicenza da una famiglia senegalese 22 anni fa,  è il volto sereno di chi per tutta la vita ha cercato di tenere insieme i volti di una stessa identità, quella africana e quella italiana. «Quando sono nata, i miei genitori biologici erano in difficoltà, così sono andata a vivere con la famiglia di una signora italiana che conoscevano, per me semplicemente mia nonna», spiega Andy, aggiungendo: «Per me era la normalità: da bambina durante la settimana abitavo con la mia famiglia vicentina, nel weekend con i miei genitori biologici. Alle scuole superiori invece il contrario: cinque giorni con i miei senegalesi, sabato e domenica con i veneti».

Una condizione che tuttavia durante l’adolescenza porta la ragazza a porsi delle domande: «Mentre non mi sono mai sentita diversa dai miei amici di Cogollo del Cengio, avvertivo una distanza dalla comunità senegalese, come se non fossi sufficientemente africana. Mi trovavo in mezzo a due culture e mi sembrava che gli altri si aspettassero da me una scelta». Così, a 16 anni Ndeye decide di partire per un viaggio in Senegal, quel viaggio che è al centro del suo libro: «Volevo a tutti i costi immergermi in quel mondo, volevo sentirmi accolta, ma una volta arrivata a Dakar, per tutti ero “troppo italiana”, anche nel modo di allacciarmi la gonna.  Eppure le mie radici erano là, la mia pelle è il segno delle mie origini».

Anche se Andy è allergica al pesce, il titolo scelto per il suo esordio in libreria: «Sono allergica all’alimento principale del paese della mia famiglia, quasi come fosse un segno del non essere abbastanza senegalese. Ovviamente è invece solo una questione di stereotipi: sono orgogliosa della mia ricchezza, della mia storia, della bellezza che si trova tanto in Senegal quanto in Italia».

Un messaggio che traspare in modo cristallino dal libro-diario, un insieme di istantanee, in cui colore e calore si mescolano a ironia e dialetto vicentino: «Volevo che il libro fosse visivo, come un film, - fa sapere Ndeye. - Mi sono finalmente resa conto del potenziale della mia storia e ora il mio obiettivo e spronare gli altri a comprendere la propria identità. E anche la mia. Perché a me non dispiace quando le persone mi chiedono da dove vengo: io non vedo l'ora di raccontarlo!». Anche tramite i social: il video in cui la giovane vicentina mostrava le sue capacità linguistiche è diventato virale, con una conclusione rigorosamente veneta: «Io penso in veneto, quella è la mia lingua madre. Ho imparato l'italiano all'università!», ricorda la scrittrice, con una risata contagiosa quanto il suo entusiasmo.

 

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