"Io e Clarissa Dalloway" di Francesco Pacifico, saggio pop e manuale d'educazione sentimentale

Giovedì 2 Luglio 2020 di Andrea Frateff-Gianni
Nella collana PassaParola di Marsilio gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro. Questa volta è il turno di Francesco Pacifico con Io e Clarissa Dalloway, che gli permette di scrivere contemporaneamente un saggio pop su Virginia Woolf e un manuale di educazione sentimentale per ragazzi.

Partendo da esperienze di vita vissuta e da Julien Sorel del Rosso e Nero di Stendhal, Pacifico racconta le fasi che lo hanno fatto avvicinare a La Signora Dalloway, abbreviato LSD nel testo, attraverso un complicato percorso letterario - esistenziale di conquistatore metropolitano: «Clarissa Dalloway mi ha conquistato da grande, come i secondi matrimoni, quelli felici. La conoscevo già da tempo ma non mi era mai piaciuta». Leggere la Woolf infatti non è semplice, «è come suonare Ornette Coleman», però se si ha la pazienza di affrontarla può rivelarsi una scoperta risolutiva.

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Capiremo così come passare in maniera disinvolta da Julien Sorel a Clarissa Dalloway, comprenderemo come trasformare l’approccio alla conquista di stampo bellico in una raffinata operazione diplomatica e infine anche come liberarci, se necessario, dalla sindrome softboi, (dall’account Instagram beam_me_up_softboi) cioè quel particolare atteggiamento di giovani uomini sensibili e misogini che usano con violenza la propria Weltanschauung da “maestrino pedante” per maltrattare le ragazze. «Senza Clarissa Dalloway non avrei capito niente di quel che dicevano le femministe alla metà degli anni Dieci e non avrei capito perché la mia seconda moglie a un certo punto non mi raccontava più gli affari suoi. In quel libro c’è descritto il cuore dell’uomo», scrive Pacifico, perché, come spesso accade, niente è meglio dei romanzi per aprirci gli occhi e svelarci la realtà. © RIPRODUZIONE RISERVATA