La Sapienza scommette sulla biotecnologia, progetto per la Nato con base a Latina

La Sapienza scommette sulla biotecnologia, progetto per la Nato con base a Latina
di Francesca Balestrieri
3 Minuti di Lettura
Venerdì 28 Agosto 2020, 07:04

Il dipartimento di biotecnologie medico chirurgiche della Sapienza di Latina svilupperà un importante progetto per la creazione di un Biosensore nanotecnologico basato su cristalli liquidi fotosensibili.
Il progetto - promosso nell'ambito del programma Science for Peace and Security istituito dalla Nato - verrà sviluppato da un team internazionale e multidisciplinare coordinato da Luciano De Sio del Dipartimento pontino, diretto da Antonella Calogero, e si è distinto tra molti altri provenienti da tutto il mondo.
«Voglio spiegare ha detto la professoressa Calogero che Latina è un polo di eccellenza, in cui crediamo e dove stiamo implementando la ricerca per attrarre sul territorio piccole e medie industrie. Lo spirito e il goal del dipartimento che dirigo è quello di promuovere il polo pontino accentrando qui alcune eccellenze. Possediamo un centro di ricerca ben attrezzato con 12 laboratori e tutte le facilitazioni necessarie per fare ricerca. Inoltre, ed è molto importante sottolinearlo spiega Calogero - stiamo creando un gruppo molto affiatato di giovani ricercatori scienziati che portano attività positiva nel dipartimento. Con Sapienza facciamo in modo che le nostre idee e il nostro spirito costruttivo venga diffuso anche agli studenti e poi riportato sul territorio dando possibilità ai ragazzi».
LA COLLABORAZIONE
E proprio con questo spirito si è riusciti ad elaborare questo importante progetto che si avvale della collaborazione di Kwang-Un Jeong della Jeonbuk National University (Repubblica di Corea) e mira a sviluppare un nuovo biosensore nanotecnologico utilizzato per la rilevazione di batteri nocivi che possono essere dispersi, intenzionalmente o involontariamente, nelle acque potabili, anche come arma chimica.

«E' un progetto fortemente competitivo che avrà una durata di tre anni e prevede una fase di ricerca e sviluppo fino ad arrivare alla realizzazione del dispositivo», spiega il professor Luciano De Sio che per lunghi anni ha lavorato anche in America e collaborando con il dipartimento della difesa americano: «Non nasce per caso, ma da una sinergia e noi abbiamo fatto del nostro meglio per mettere insieme le competenze», affrontando tra l'altro una selezione molto dura.
«Sono tra i 500 e i 600 gli Enti che hanno partecipato, solo 10 - 15 quelli selezionati, tra cui Latina perché offre tantissimo con un dipartimento all'avanguardia.
Negli ultimi anni con un lavoro serio e quotidiano, abbiamo costituito un centro di biofotonica, qualcosa di innovativo per la città, per la regione e anche per l'Italia. Questo fa capire che la multidisciplinarietà e le competenze in campi diversi possono generare armi potentissime da usare in diversi settori della ricerca scientifica», spiega De Sio.
I GIOVANI
La Nato ha promosso questa iniziativa scegliendo un Paese già all'interno della organizzazione, dunque l'Italia, e un partner (cioè la Corea) con la volontà di coinvolgere i giovani: «L'organizzazione ci ha specificato che la presenza di giovani ricercatori è fondamentale, dunque tutti i ragazzi iscritti a corsi di laurea in discipline sanitarie potranno accedere. Inoltre è prevista la presenza di 20 - 25 scienziati, tra italiani e coreani, a cui si affiancheranno per tutti e tre gli anni, i colleghi americani. L'obiettivo è far diventare questo sensore un vero e proprio dispositivo industriale».

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