Latina, ricerca innovativa sulla leucemia: premiato negli Usa Italo Tempera

Sabato 15 Novembre 2014 di Monica Forlivesi
LATINA - Italo Tempera ha 37 anni, è di Latina, vive negli Stati Uniti dal 2006 e ha appena vinto il Premio Campese per la ricerca sulle leucemie. Qualcuno se lo ricorda ancora, giovane consigliere di circoscrizione dell'Ulivo, nel '98, durante un'occupazione del Consiglio comunale di Latina contro l'impasse della maggioranza che non riusciva ad eleggere il presidente del Consiglio, con il libro di fisica in mano. Sorride: «Avevo un esame proprio in quei giorni». Da allora di anni ne sono passati quasi venti, la passione per la politica resta, ma il suo cammino professionale è stato nel mondo della scienza: Italo Tempera fa il ricercatore a Filadelfia, dove insegna medicina alle Temple University. Un laboratorio tutto suo, un finanziamento di un milione di dollari per il lavoro che sta portando avanti insieme al suo team e un prestigioso riconoscimento vinto poche ore fa a Washington, nella sede dell'Ambasciata d'Italia che ha ospitato il meeting annuale dell'Italian Scientists and Scholars of North America Foundation (Issnaf), il maggiore network di studiosi e ricercatori italiani in Nord America.



Tempera, che studia il legame funzionale tra alcune infezioni virali e il cancro, ha vinto il Premio Paola Campese per la ricerca sulle leucemie. Un riconoscimento ai lavori più innovativi? «E' una delle componenti - risponde al telefono da Filadelfia - insieme al curriculum e alle potenzialità future di applicazione delle terapie, è questo l'aspetto sul quale ci stiamo concentrando e che apre interessanti prospettive nella cura dei linfomi e non solo».



A proposito del premio dice subito: «Porta fortuna ai latinensi, nel 2011 l'ha vinto Ennio Tasciotti (scienziato nel settore delle nanotecnologie, ndr). Vorrei contattarlo per fare qualcosa insieme per Latina, la nostra città merita di diventare migliore di come è adesso e se posso dare anche un piccolo contributo lo farò. Penso ad un'iniziativa nelle scuole ad esempio, mi piacerebbe molto. Io ed Ennio giocavamo a calcio insieme, nel Latina, chissà se si ricorda, poi ci siamo persi di vista: io ho fatto il Classico, lui lo Scientifico, lui a Pisa e io a Roma, ma appena chiudo il telefono con lei provo a contattarlo». Come è arrivato a Filadelfia? «Andavo all'Università a Roma, stavo facendo il dottorato in Biochimica ed ebbi la possibilità di completare gli studi a Filadelfia. Finita la prima borsa di studio ne ho vinta un'altra dell'Istituto Pasteur Cenci Bolognetti di due anni, senza questa opportunità oggi non avrei un mio team e un mio laboratorio».



Colpisce l'attaccamento a Latina: «La mattina leggo on line la cronaca della mia città, quando gioca il Latina ci scambiamo sms con Marco Cerocchi, che insegna Italiano qui all'università. Sono tanti i giovani di Latina che si stanno contraddistinguendo nel mondo e non solo nel campo della scienza. E io ne sono orgoglioso». Ultimo aggiornamento: 10:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA