TERREMOTO

Terremoto Mugello, due faglie risvegliano la zona: «Torna l'eredità devastante del 1542»

Martedì 10 Dicembre 2019 di Valentina Arcovio

A pochi mesi dal centenario del grande terremoto di Vicchio, uno dei più grandi di tutto l'Appennino settentrionale, la terra torna a tremare nel Mugello. Più o meno nella stessa sfortunata aerea che un secolo fa è stata devastata da un sisma di magnitudo 6.4, causando la morte di centinaia di persone, ferendone molte di più e provocando una serie di ingenti danni. Probabilmente la faglia che ha generato il terremoto del 1919 e quella che ha generato invece il sisma di ieri mattina non è la stessa. Sembra infatti che questa volta la frattura nella crosta terrestre da cui sarebbe partito questo nuovo sisma di magnitudo 4,5 sia quella situata tra Scarperia e Barberino. La stessa da dove è originato un altro terremoto storicamente devastante, quello del 1542 presumibilmente di magnitudo 6 o poco più.

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TERRITORIO
«Non ci sono ancora elementi certi - spiega il direttore dell'Osservatorio Nazionale Terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Salvatore Stramondo - per stabilire che si tratti della stessa faglia che si è attivata nel 1542. Quello che al momento notiamo è che i terremoti in corso avvengono a ridosso dell'area colpita nel 1542, a soli 8-10 chilometri a Nord-Ovest». Ma sappiamo che, entrambe le faglie, possono generare sismi molto forti. «Infatti, nell'area del Mugello possiamo aspettarci terremoti di magnitudo molto più elevata di quella che ha caratterizzato la scossa di ieri mattina», dice Andrea Billi, geologo e direttore dell'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Igag-Cnr).
Non a caso il Mugello è notoriamente una delle aree sismiche del nostro Paese, anche se di categoria 2, cioè media. «L'Appennino - spiega Billi - è sottoposto a una trazione orizzontale, una forza che tende a creare fratture come è successo nel recente passato con i terremoti avvenuti ad Amatrice e a L'Aquila». Il meccanismo che genera i terremoti negli Appennini è di tipo estensionale, nel quale la crosta terrestre si distende nell'area compresa tra la costa tirrenica e quella adriatica. In pratica è come se in questo punto il nostro Paese tendesse a squarciarsi.
 

CARATTERISTICHE
Si tratta di una tipologia di movimento che solo nel Mugello, negli ultimi 10-12 anni, ha generato almeno tre sequenze sismiche con terremoti di magnitudo superiore a 4,0. E' accaduto nel 2008 con due scosse di magnitudo superiore a 4,0 e una sequenza prolungata nel tempo, con circa 180 eventi. Poi è successo nel settembre 2009, quando un terremoto di magnitudo 4,2 è stato accompagnato da 70 repliche. E infine è accaduto nel 2015 quando si è registrato un sisma di magnitudo 4,3. «Non c'è quindi da stupirsi di quest'ultimo terremoto», sottolinea Billi. «Anzi considerati i nostri documenti storici possiamo dire che sarebbe potuta andare peggio. Ma non abbiamo gli strumenti che ci possano dire se ci sarà un altro terremoto di magnitudo più alta di 4,5», ribadisce Billi.
L'unica cosa su cui si è relativamente sicuri è che la terra non smetterà di tremare tanto presto. «L'area del Mugello è nota per dare sequenze sismiche ricche di eventi», afferma Antonio Piersanti, sismologo dell'Ingv. Già numerose sono le scosse di assestamento registrate ieri. «Ci attendiamo che continueranno nei prossimi giorni», aggiunge l'esperto dell'Ingv.

Ultimo aggiornamento: 13:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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