Sud, collasso demografico: nel 2050 “sparirà” la Puglia

Sud, collasso demografico: nel 2050 sparirà la Puglia
di Marco Esposito
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Sabato 27 Novembre 2021, 13:01

Ci sono due “bla bla bla”. Uno, lo ha mostrato Greta Thunberg, riguarda gli impegni per contrastare la catastrofe climatica. L’altro tocca il tracollo demografico. Entrambe le crisi - sul clima, nel mondo; per la demografia, in Europa - faranno sentire i loro drammatici effetti fra qualche decennio e l’illusione di avere tempo fa proliferare parole vuote, più che misure concrete, scivolando appunto in un “bla bla bla”. All’Istat, con il rapporto pubblicato ieri, spetta l’ingrato compito di Cassandra, annunciando per l’ennesima volta una verità: in Italia dal 2007 si è rotto l’equilibrio demografico naturale tra nascite e morti e neppure l’arrivo degli emigrati riesce a compensare il calo della popolazione. Una condizione che il Paese condivide con il resto d’Europa, continente con sempre meno nascite e popolazione che invecchia. Ma, all’interno della penisola italiana c’è un’area nella quale la prospettiva demografica porta diretta al collasso: il Mezzogiorno. Se per il Nord Italia si può parlare di declino, con una previsione per il 2050 di perdita di 1,1 milioni di abitanti, nel Mezzogiorno la perdita in tre decenni sarà di 3,5 milioni di residenti. In pratica sparirà dal punto di vista demografico l’equivalente della Puglia, che oggi conta 3,9 milioni di abitanti.

Le previsioni dell’Istat si allungano al 2070, quindi per il prossimo mezzo secolo, visto che hanno come base dati il primo gennaio del 2020. Tra cinquant’anni il Mezzogiorno sarà sceso dai 20,2 milioni attuali ad appena 13,6 milioni, cioè con una emorragia di 6,6 milioni di persone. Il Nord nello stesso periodo avrà perso 3,3 milioni di persone e il Centro altri 2,1 milioni di persone. In pratica oltre la metà della flessione, in valore assoluto, investirà le otto regioni del Meridione per cui la percentuale di residenti nel Mezzogiorno sul totale dell’Italia, che oggi è pari a poco meno del 34%, scivolerà di un punto per decennio fino ad attestarsi sul 28,6% nel 2070. L’età media nel Mezzogiorno, attualmente sotto la media nazionale con 44,6 anni, salirà progressivamente fino a fare del Meridione la zona più vecchia d’Italia, con una media di 52,1 anni al 2070. L’Italia nel suo insieme, oggi poco sotto quota 60 milioni di residenti, si attesterà a 54 milioni nel 2050 e a 47,6 milioni nel 2070 mentre l’età media crescerà di cinque anni dai 45,7 attuali a 50,7 anni per poi restare stabile a quel livello anche nei venti anni successivi. Anche se le stime, avverte l’Istat, hanno un margine di incertezza mano a mano che ci si allontana dall’anno di riferimento censuario, la demografia rispetto ad altre scienze ha eccellenti doti previsionali. Per esempio l’Istat ritiene, con un buon margine di approssimazione, che il massimo di morti in Italia si registrerà nel 2058, con 835mila decessi. Non sono capacità divinatorie da parte dell’istituto presieduto da Gian Carlo Blangiardo, ma la semplice constatazione che quegli italiani destinati a morire nel 2058 sono già tra noi, nati alla fine degli anni Sessanta e quindi gli ultimi della generazione del baby boom.

Maggiore incertezza c’è su due fattori che incidono non poco sulla demografia e cioè il tasso di natalità e gli effetti dell’emigrazione. L’Istat con un po’ di ottimismo immagina che il bassissimo livello di fecondità attuale, pari a 1,24 figli per donna, risalga gradualmente fino a 1,55 figli per donna nel 2070. Forse si dovrebbe cambiare linguaggio e iniziare a parlare di figli per coppia, perché la genitorialità non è responsabilità di un solo genere; in ogni caso, visto che le donne in età fertile sono in forte contrazione, le nascite anche nell’ipotesi di aumento del desiderio di genitorialità continueranno a oscillare intorno al livello attuale di 400mila bimbi, cioè appena la metà rispetto ai morti. Per quanto riguarda i flussi migratori, meno prevedibili rispetto alle variazioni naturali di una popolazione, l’Italia nel suo insieme resterà attrattiva, con ingressi superiori alle uscite di circa 140mila unità. Però gli spostamenti interni tra le regioni continueranno a sfavorire il Mezzogiorno. Su tale fenomeno l’Istat fa una previsione a corto raggio, cioè per il solo decennio in corso 2020-2029, e stima una perdita per migrazione di 516mila abitanti nel Mezzogiorno mentre il Centro-Nord per i flussi interregionali guadagnerà ovviamente altrettanto. Anche se le zone rurali tenderanno a spopolarsi, grazie ai flussi migratori il Centro-Nord avrà un segno positivo sia nelle grandi aree urbane (+312mila) sia nei centri intermedi (+166mila) e persino nelle aree rurali (+37mila) mentre nel Mezzogiorno andranno via persone dalle grandi aree urbane (-203mila nel decennio), dai centri intermedi (-226mila) e dalle già marginali zone rurali (-86mila). L’Istat stima che il 93% dei Comuni rurali del Mezzogiorno a fine decennio avrà perso popolazione.

Le mutazioni demografiche incidono non solo sul numero complessivo di abitanti, ma anche sulla composizione delle famiglie. Entro il 2040 sono 10,3 milioni le persone destinate a vivere da sole, sempre secondo le previsioni della popolazione residente e delle famiglie dell’Istat. «Tra le molteplici dinamiche che conducono alla trasformazione delle strutture familiari, vi è quella che porta all’incremento delle persone sole, delle vere e proprie micro-famiglie», spiega l’istituto di statistica. In particolare, gli uomini che vivono da soli passeranno da 3,6 milioni nel 2020 a 4,3 milioni nel 2040 (+17%). Le donne sole sarebbero invece destinate ad aumentare da 5 a 6,1 milioni (+23%). In crescita i monogenitori, non necessariamente donne: «L’instabilità coniugale, sempre più diffusa nel Paese, vedrà aumentare le famiglie composte da un genitore solo, maschio o femmina, con uno o più figli». Nel 2020 i monogenitori sono in totale 2,8 milioni, molto più madri (2,2 milioni) che padri (meno di 600mila). Secondo le stime i padri soli, pur rimanendo minoritari rispetto alle madri sole, saranno 900mila entro il 2040, stabili le madri sole a 2,2 milioni, cosicché il totale di monogenitori sarebbe pari a 3,1 milioni. L’Istat evidenzia la «ricaduta sociale importante», della frammentazione delle famiglie: è principalmente nelle età avanzate che aumentano molto le persone sole. La popolazione di 65 anni e più del resto già oggi rappresenta il 23,2% del totale, quella fino a 14 anni di età il 13%, quella nella fascia 15-64 anni il 63,8%. Entro il 2050, evidenzia l’Istat, le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 35% del totale, secondo uno scenario mediano: il rapporto tra over 65 e ragazzi risulterà in misura di 3 a 1. 

Sarà pertanto necessario favorire la natalità consapevole, rendere l’Italia e in particolare il Mezzogiorno un luogo attrattivo sia per gli attuali residenti sia per gli stranieri, sarà inoltre indispensabile rafforzare le politiche di protezione sociale nonché ripensare il sistema sanitario così come quello scolastico. Tutti temi che richiedono profondi interventi e non, appunto, dei bla bla bla. 

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