Cucchi, falle e depistaggi nell'inchiesta interna: indagati tre carabinieri

Sabato 13 Ottobre 2018 di Valentina Errante e Sara Menafra

Durante l'indagine interna all'Arma per la morte di Stefano Cucchi, le modifiche sugli atti furono chieste dalla scala gerarchica. Ha dichiarato anche questo Francesco Tedesco, l'imputato nel processo per il pestaggio e la morte del giovane detenuto, che ha deciso di raccontare al pm Giovanni Musarò cosa accadde nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, dopo l'arresto di Stefano, e di come i colleghi e coimputati, Alessio Di Bernardo e Roberto D'Alessandro, lo avessero picchiato. Proprio Tedesco, che aveva informato il suo superiore, Roberto Mandolini (a processo per falso e calunnia) e redatto una nota di servizio (sparita dalla stazione Appia) sui gravissimi fatti avvenuti quella notte non fu mai convocato durante gli accertamenti.
 

 

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DOCUMENTI DISTRUTTI
E intanto salgono a tre gli indagati nel nuovo fascicolo per falso e distruzione di documenti che riguarda i vari episodi di depistaggio che a pochi mesi dalla morte del giovane detenuto portò le indagini della magistratura ad escludere i carabinieri e mandare a processo gli agenti della penitenziaria. Oltre a Francesco Di Sano, della stazione di Tor Sapienza, dove Cucchi trascorse quella prima notte, è stato iscritto sul registro della procura anche il nome del comandante Massimiliano Colombo e di un terzo non graduato di un'altra stazione. Perquisito nei giorni scorsi, quando ha consegnato copia anche di cellulare e computer, sarà interrogato dal pm Musarò la prossima settimana. L'obiettivo è capire se e con chi abbia concordato di far modificare la relazione di servizio dell'appuntato Di Sano, che aveva montato di guardia la notte, mentre Cucchi era nella cella di sicurezza. Agli atti ci sono due versioni di quel documento e nella seconda spariscono i riferimenti ai dolori che lamentava Cucchi: un falso dunque, è l'ipotesi, collegato alla sparizione della relazione in cui Tedesco parlava dei fatti accaduti.
 


 
LA SCALA GERARCHICA
In uno dei tre verbali in procura, Tedesco racconta cosa accadde nei giorni successivi alla morte di Cucchi: «In quei giorni ho assistito personalmente alla telefonata fatta dal maresciallo Mandolini al comando stazione Tor Sapienza, credo che parlò con il comandante della stazione (in un altro verbale dirà di non esserne certo).

ANNOTAZIONI MODIFICATE
Il maresciallo Mandolini, in tale occasione, chiese al suo interlocutore di modificare le annotazioni redatte dai militari in servizio presso il comando di Tor Sapienza nella notte del 16 ottobre, in particolare ricordo che disse che il contenuto non andava bene, le annotazioni in effetti furono modificate, ne sono certo perché ricordo di avere visto che Mandolini dopo pochi minuti leggeva le annotazioni modificate, così come aveva richiesto. Si trattava di annotazioni che la catena gerarchica aveva richiesto nell'ambito di un'indagine interna successiva al decesso di Cucchi». Secondo Tedesco mandolini fa quella telefonata in sua presenza di proposito «L'ho vissuta come una violenza».

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Tedesco non verrà mai convocato per riferire cosa fosse accaduto quella notte. «So che nei giorni successivi - continua a verbale - diversi militari furono chiamati a rapporto da un alto ufficiale dell'Arma (non ricordo chi mi disse che si trattava di un generale) nell'ambito dell'indagine interna, io non fui convocato perché ero in ferie. Pensavo che sarei stato convocato una volta rientrato dalle ferie, ma ciò non accadde. Non so per quale ragione, sinceramente la cosa mi stupì». Ieri, l'Arma ha fatto sapere che tutti e tre gli imputati, dopo la dichiarata prescrizione del reato di abuso di autorità, sono stati sottoposti a procedimento «di stato», una forma più grave del semplice disciplinare.

LE REAZIONI
Intanto, Ilaria Cucchi, invitata ufficialmente ieri dal ministro Matteo Salvini al Viminale, chiede che prima le vengano presentate le scuse. «Il giorno in cui il ministro dell'Interno chiederà scusa - ha dichiarato - a me, alla mia famiglia e a Stefano, allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio». A chiedere scusa, intanto, è il ministro per il Sud, Barbara Lezzi: «Chiedo scusa come membro del governo, quello che è accaduto è atroce».
 

Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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