Ventenne sbranata dai cani a Catanzaro: indagato un pastore. Il padre di Simona Cavallaro: «È come se avessero strappato parte del mio corpo»

Ventenne sbranata dai cani a Catanzaro: indagato un pastore. Il padre di Simona Cavallaro: «È come se avessero strappato parte del mio corpo»
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Venerdì 27 Agosto 2021, 19:46 - Ultimo aggiornamento: 28 Agosto, 11:03

E' un pastore il primo indagato per la morte terribile di Simona Cavallaro, la studentessa ventenne assalita ed uccisa da un branco di cani nelle vicinanze di un'area picnic in località Monte Fiorino nel territorio del comune di Satriano, Catanzaro.

Simona Cavallaro, aggredita e uccisa da un branco di cani

 Si tratta di un pastore 44enne di Satriano, individuato dai carabinieri come il proprietario del gregge di pecore che pascolava poco distante dal luogo dell'aggressione e a guardia del quale sarebbero stati almeno alcuni dei cani - in prevalenza pastori maremmani - che hanno aggredito la giovane. Nella zona continuano le ricerche per catturare tutti gli animali, una quindicina, che si sono avventati sulla ventenne. Per adesso ne sono stati presi due, ancora sporchi di sangue, che sono adesso all'esame dei veterinari che dovranno accertare se hanno impiantato il chip di riconoscimento che permette di risalire al proprietario.

Si tratta di cani che, hanno riferito gli investigatori, si presentavano particolarmente aggressivi. Tanto che, al loro arrivo, hanno anche tentato di assalire i carabinieri e la polizia locale. Militari ed agenti sono stati costretti a sparare alcuni colpi di pistola in aria per farli allontanare. Il pastore è stato iscritto nel registro degli indagati - con l'ipotesi di reato di omicidio colposo - anche a sua garanzia, per permettergli, cioè, di nominare un proprio perito in vista dell'autopsia disposta dal pm della Procura di Catanzaro Irene Crea che sarà effettuata domani. Ma solo al termine degli accertamenti in corso da parte dei carabinieri della Compagnia di Soverato e del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Catanzaro, la posizione dell'uomo sarà definita.

Gli investigatori, oltre a dover stabilire se i cani che hanno aggredito Simona fossero del pastore, stanno anche valutando se il gregge di pecore fosse al pascolo in una zona consentita o meno. La morte della ragazza, infatti, è avvenuta vicino ad un'area picnic dove Simona ed un amico stavano facendo un sopralluogo in vista di una scampagnata in programma domenica con un gruppo di amici. Il ragazzo è riuscito a fuggire rifugiandosi in un capanno poco distante, mentre la ragazza non ce l'ha fatta.

La morte della giovane ha creato sconcerto e dolore a Soverato, dove Simona viveva con la famiglia. Il padre, Alfio Cavallaro, gioielliere, sul suo profilo facebook ha messo l'immagine di un nastro nero e ha affidato a poche parole tutto il suo dolore: «La mia amata figlia Simona è venuta a mancare su questa vita terrena, il mio dolore è immenso come se avessero esportato metà del mio corpo. Simona, pura come l'acqua di fonte, solare come l'alba e il tramonto, sorridente e scherzosa come una bambina».

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della regione Nino Spirlì, per dire che è stata «una tragedia immane che poteva e doveva essere evitata». Diverse associazioni animaliste, però, hanno lamentato le carenze da parte delle istituzioni nel controllo del fenomeno del randagismo ma anche per come vengono tenuti i cani da parte dei proprietari.

Le associazioni animaliste

Le associazioni animaliste Lav, Enpa, Aidaa e Oipa: «Leggere di questa tragedia - afferma Ilaria Innocenti, Responsabile Lav Area Animali Familiari - ci ha profondamente addolorati ed esprimiamo tutta la nostra vicinanza alla famiglia della ragazza. La drammatica vicenda sottolinea anche la necessità di prevenire accadimenti del genere con una politica di controllo del fenomeno del randagismo finora molto lacunosa in Calabria. È urgente intervenire in questa regione con un'attività sistematica di censimento, microchippatura, sterilizzazione dei cani randagi, nonché di corretta detenzione e controllo di quelli di proprietà specie se utilizzati per la guardia a greggi o altre attività. In autunno in Calabria si svolgeranno le elezioni regionali e la nuova Amministrazione dovrà assolutamente porre il randagismo tra le priorità di intervento».

«Lasciamo che le forze dell'ordine e la magistratura - è scritto in una nota dell'Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) - facciano il loro lavoro per ricostruire nei minimi dettagli quello successo e le motivazioni che hanno portato i cani ad una simile reazione, cosi come chiediamo di verificare eventuali responsabilità da parte di chi quei cani li ha lasciati a guardia del gregge senza le necessarie precauzioni». «Quanto accaduto sulle montagne di Satriano - è detto nella nota - è chiaro e sotto gli occhi di tutti, alla famiglia della ragazza ed ai suoi amici le nostre più sentite condoglianze, ma pur nel rispetto del dolore di quella famiglia chiediamo che si facciano indagini approfondite e si chiarisca fino in fondo cosa è successo tra quelle montagne».

Anche per il presidente di Oipa, Massimo Comparotto «il randagismo non si crea da sé: questa piaga sociale, molto grave in Italia e soprattutto nel Meridione - prosegue - è determinata dagli scellerati abbandoni e dalle Amministrazioni locali che troppo spesso girano la testa dall'altra parte, invece di sterilizzare, accogliere e promuovere le adozioni. Che in Calabria la Regione, le Aziende sanitarie e i Comuni non abbiano mai preso sul serio la questione randagismo è testimoniata, tra l'altro, dalla mancata comunicazione al Ministero della Salute dei dati sul randagismo 2020».

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