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Scorie nucleari, la rivolta del Viterbese: «Questa è zona vulcanica, fermeremo quel piano»

Scorie nucleari, la rivolta del Viterbese: «Questa è zona vulcanica, fermeremo quel piano»
di Giorgio Renzetti
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Gennaio 2021, 08:53

Quindici comuni di un'unica provincia coinvolti, con l'esame di 22 potenziali siti idonei - tra i 67 individuati in tutta la penisola - allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi prodotti e già immagazzinati in Italia. In una giornata di pioggia e nebbia il Viterbese è stato scosso da un annuncio inatteso quanto sorprendente. Tanto da scatenare reazioni immediate, proteste istituzionali al limite della denuncia, annunci di incontri e assemblee aperte per stabilire come affrontare, e respingere, questa eventualità.

COME I NO TAV
«Abbiamo avuto il movimento No nuke ai tempi della costruzione della centrale di Montalto, stavolta potremmo fare come i No Tav in Piemonte»: dalla piazza di Corchiano, uno dei centri coinvolti dal progetto della Sogin che ha posto le basi di discussione, le reazioni sono nette. Come quella del sindaco di Tarquinia, il leghista Alessandro Giulivi: «Di costruire una discarica del genere qui non devono neppure pensarlo, perché garantisco una cosa: non li farò dormire la notte. I rifiuti radioattivi se li tiene chi li produce».
Lascia stupore e domande l'ipotesi del Viterbese resa nota ieri sui magazzini per le scorie nucleari. «Questo è un territorio quasi interamente vulcanico - riflette una guida ambientale dei Cimini - tanto che ospita il più grande lago di origine vulcanica dì Europa, quello di Bolsena. Eppure uno dei criteri per l'individuazione dei siti di stoccaggio parla di terreni non vulcanici. Possibile?».

I PAESINI
Stesse osservazioni critiche emergono osservando alcuni dei centri individuati nella Tuscia per il deposito nazionale, paesi con poche migliaia di abitanti (Cellere, Ischia di Castro, Arlena, Piansano) con una o due uniche strade provinciali agevolmente percorribili. Ma anche quello dei collegamenti è un altro requisito essenziale tra quelli valutati per l'individuazione dei centri di stoccaggio.
Da Gallese sono pronti a duellare per respingere la proposta. «Abbiamo appreso dalla stampa che alcune zone site tra Vignanello, Corchiano e Gallese sono state individuate come siti di deposito di rifiuti radioattivi. Vogliamo rassicurare la cittadinanza che faremo quanto possibile per contrastare, con tutti i mezzi, tale scelta e vi terremo costantemente informati sull'andamento di questa spiacevole e inattesa questione»: lo dice il sindaco Danilo Piersanti, che parla di «movimento unitario per studiare una strategia di opposizione». Movimento a cui si uniscono già le numerose aziende agricole - molte destinate a produzioni biologiche - e gli operatori del turismo e dell'ospitalità. Come la guida turistica della zona storico-naturalistica dell'Agro falisco, Luca Panichelli: «Da anni tento di promuovere questo incredibile territorio, attraverso la divulgazione della sua arcaica bellezza e dei suoi tanti tesori. E ora? Proprio quando tante persone hanno iniziato ad apprezzare e conoscere tali meraviglie, arriva questo fulmine a ciel sereno».

Tra i Comuni individuati nella provincia di Viterbo potenzialmente idonei ad ospitare il deposito nazionale, secondo la carta Cnapi, figurano Ischia di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Tessennano, Tuscania, Tarquinia, Arlena, Piansano, Arlena di Castro, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello, Gallese, Corchiano.
 

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