Rave, cambia il decreto: pena inferiore ai 5 anni e niente intercettazioni

Resta la confisca degli impianti. Si valuta se elevare la soglia dei 50 partecipanti

Rave, cambia il decreto: pena inferiore ai 5 anni e niente intercettazioni
di Andrea Bulleri
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Lunedì 14 Novembre 2022, 00:48

Un lieve ritocco al ribasso delle pene, per far sì che la norma esca dal perimetro di applicazione delle intercettazioni. E poi una «ridefinizione» del reato, che precisi meglio i contorni di quei «raduni pericolosi per l’ordine pubblico» che la nuova legge è nata per reprimere. Forse, con una modifica al numero dei partecipanti necessario a far scattare la stretta. Cambierà così, il decreto Rave. Il provvedimento vergato a tambur battente dal governo per stroncare il raduno illegale di Modena di due settimane fa comincerà il suo iter di conversione in legge in commissione Giustizia al Senato. Ormai è questione di giorni: il tempo di definire il calendario dei lavori del parlamentino presieduto dalla leghista Giulia Bongiorno (domani) e poi via alla discussione. 
Ecco perché, anche per prevenire possibili blitz da parte dell’opposizione, il centrodestra ha deciso di farsi trovare pronto. In queste ore, infatti, è ripartito il lavoro attorno a un emendamento di maggioranza per limare alcuni punti del decreto. Un po’ per venire incontro alle perplessità arrivate dalle parti di Forza Italia (a cominciare dal nodo intercettazioni), un po’ per sgomberare il campo dagli equivoci secondo cui la nuova legge avrebbe sarebbe servita anche a mettere un freno alle manifestazioni di piazza. Ipotesi su cui Giorgia Meloni è stata categorica: «Nulla di più lontano dalle mie intenzioni», ha sottolineato. E dunque «massima disponibilità», da parte di Fratelli d’Italia, come ripetuto anche dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, a «migliorare» la norma. Per farlo, alla fine ha prevalso l’idea di lasciare la parola al Parlamento che «è sovrano», anche per stemperare le polemiche. La scelta, dunque, è caduta su un emendamento di maggioranza: un provvedimento che nei prossimi giorni verrà redatto allo stesso tavolo da FdI, Lega e FI, e che potrebbe essere presentato già all’apertura dei lavori sul testo. 

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Ma come cambierà il decreto? Il punto centrale, secondo quanto trapela, sarà l’abbassamento della pena massima per chi «organizza o partecipa» ai rave party, originariamente stabilita con la reclusione «da tre a sei anni». Un massimo edittale che apriva alla possibilità di mettere sotto controllo i telefoni di chi prende parte alle feste abusive in edifici o terreni occupati. E che aveva fatto alzare qualche sopracciglio tra i forzisti, che fedeli al garantismo chiedono di limitare allo stretto necessario l’uso delle intercettazioni. 

LE MODIFICHE

Verranno accontentati: la nuova pena massima per il 434 bis sarà inferiore ai cinque anni, asticella sotto la quale non può essere disposto l’ascolto delle conversazioni telefoniche. Non solo: l’emendamento provvederà a una più precisa «tipizzazione» del reato, circoscrivendo con più precisione il campo di azione della nuova norma. Alla formula si sta ancora lavorando: l’intenzione della maggioranza, in ogni caso, è quella di inserire elementi che definiscano meglio a quali «raduni» ci si riferisce. Ad esempio, con un riferimento più esplicito all’uso di droghe. Allo stesso scopo servirebbe il probabile innalzamento del numero dei partecipanti, oggi fissato a 50 e ritenuto da più parti fin troppo basso, per colpire i rave (che attirano anche migliaia di giovani). Mentre non si tornerà indietro sul tema della confisca, punto che il Viminale ritiene dirimente: per combattere con efficacia raduni abusivi, è l’orientamento condiviso nel centrodestra, bisogna poter colpire gli organizzatori anche nel portafogli. E dunque sequestrare loro mezzi, casse e impianti audio, spesso da decine di migliaia di euro di valore. 

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