Pompei, scoperto carro da cerimonia con simboli erotici. Archeologi: «Pezzo unico. Salvato dai tombaroli»

Pompei, scoperto carro da cerimonia decorato con simboli erotici. Archeologi: «Pezzo unico»
di Laura Larcan
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Sabato 27 Febbraio 2021, 10:27 - Ultimo aggiornamento: 21:07

Pompei continua a regalare sorprese. Gli scavi della villa suburbana di Civita Giuliana restituiscono uno straordinario carro da parata a quattro ruote destinato forse al culto di Cerere e Venere o più probabilmente ad un'aristocratica cerimonia di nozze. Siamo in un'area subito fuori dalle mura della città, l’aristocratica tenuta di epoca augustea con terrazze che scendevano fino al mare, da tre anni al centro di una vasta campagna di indagini e restauri da parte del parco archeologico. «A Pompei sono stati ritrovati in passato veicoli per il trasporto, come quello della casa del Menandro, o i due carri rinvenuti a Villa Arianna, ma niente di simile al carro di Civita Giuliana», dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei del Mic, a lungo guida del parco archeologico: «Per l'Italia un unicum. Potrebbe trattarsi, di un Pilentum, antico carro cerimoniale usato dalle élites».

 

Ad emergere dalla coltre di cenere, lo scorso 7 gennaio  era stato un elemento in ferro. La forma era particolare. Lasciava intuire la presenza di una biga, comunque di un mezzo di trasporto. L'entusiasmo degli archeologi era già in fermento. Poi, lentamente, nei giorni successivi, sono riaffiorate le varie parti. Il puzzle si ricomponeva sotto gli occhi dell'équipe. Non era una biga, ma un carro. Un esemplare rarissimo, rinvenuto miracolosamente integro (salvo dai crolli tragici dell'eruzione e dalla mano di tombaroli senza scrupoli) nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 cavalli. Inizialmente si pensava fosse una biga. Poi i dettagli decorativi hanno ampliato l'interpretazione. Elegante, stupefacente per la complessità e la raffinatezza dei decori a tema erotico, tutti lavorati a rilievo in stagno e bronzo, ancora con le tracce dei cuscini, delle funi, e persino l'impronta di due spighe di grano lasciate su un sedile. Le ruote sono, tra l'altro, connesse tra loro da un sistema meccanico di avanzata tecnologia. Sul cassone era prevista la seduta, contornata da braccioli e schienale metallici, per uno o due individui.

ll cassone è riccamente decorato sui due lati lunghi con l’alternanza di lamine bronzee intagliate e pannelli lignei dipinti in rosso e nero, mentre sul retro termina con un complesso e articolato sistema decorativo che prevede tre distinti registri con una successione di medaglioni in bronzo e stagno con scene figurate. Questi, incastonati nelle lamine bronzee e contornati da motivi decorativi in esse ricavati, rappresentano figure maschili e femminili a rilievo ritratte in scene a sfondo erotico. La lamina bronzea è inoltre decorata nella parte superiore con piccoli medaglioni, sempre in stagno, che riproducono amorini impegnati in varie attività. Nella parte inferiore del carro si conserva una piccola erma femminile in bronzo con corona.

I PRECEDENTI

Il sito indagato era già salito all'onore delle cronache lo scorso novembre quando ha restituito le impronte dei due corpi umani di cui sono stati ricostruiti i calchi con tecniche all'avanguardia. Rimasti epolti nella trappola mortale della furia del Vesuvio di quelle ore tra il 24 e il 25 ottobre del 79 d.C. quando Pompei venne devastata in ondate piroclastiche. Resti umani e tessuti organici in due impronte di disperazione: un uomo di circa quarant’anni avvolto ancora nel suo mantello di lana, e un ragazzo forse di appena diciotto anni, in tunica, probabile schiavo. Non solo. Ma aveva già fatto parlare di sè nel 2018 per la stalla, a pochi passi dal portico che alloggiava il carro, dove sono venuti alla luce i resti di tre cavalli, uno dei quali sontuosamente bardato, pronto, sembrava, per mettersi in cammino. Senza parlare dell'affresco con graffito il nome della piccola Mummia, forse una bimba di casa, emerso su un altro muro, sempre a poca distanza.

Lo scenario dello scavo resta di grande suggestione. L’ambiente infatti appare come un portico a due piani, aperto su una corte scoperta, che conservava in tutta la sua interezza il solaio ligneo carbonizzato con il suo ordito di travi. Le analisi archeobotaniche del legno hanno mostrato come il solaio fosse stato realizzato in legno di quercia decidua.

Soddisfatto il ministro della cultura Dario Franceschini, che parla di una scoperta di «Una scoperta di grande valore scientifico». Pompei, dunque, torna a far parlare di sè, all'indomani della nomina del nuovo direttore, Gabriel Zuchtriegel. Potrebbe trattarsi di un Pilentum, ovvero quello che le fonti antiche descrivono come un carro cerimoniale, un veicolo usato solo dalle élites e soltanto in contesti cerimoniali. «Uno così in Italia non si era mai visto. Il confronto si può fare unicamente con una serie di carri ritrovati quindici anni fa in una tomba della Tracia, nella Grecia settentrionale al confine con la Bulgaria», dice Osanna. Uno in particolare di questi carri traci, precisa, «assomiglia molto al nostro, ma non è decorato».

LE FONTI

I pilenta, citati da Claudiano e altri, potevano appunto essere dipinti in azzurro o in rosso, come nel caso del reperto pompeiano. Riservati alle classi più abbienti, servivano per i culti religiosi, ma erano un pò come un'automobile di alta rappresentanza. Il ritrovamento di questi giorni riapre quindi il mistero sui proprietari di questa grande villa costruita alle porte della città antica che oggi si sta riportando alla luce anche per fermare lo scempio dei tombaroli, che negli anni passati attorno a queste stanze hanno scavato cunicoli e cunicoli depredando e distruggendo. E che finalmente sono sotto processo, seppure ancora a piede libero (La casa di uno degli accusati si trova proprio sul terreno nel quale si sta scavando) grazie alle indagini ancora in corso da parte della Procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso.

IL MISTERO DELLA VILLA

«Una villa molto grande e particolarmente preziosa per le indagini storiche, perché a differenza di tante altre che erano state svuotate dalle ristrutturazioni seguite al terremoto del 62 d. C., nei giorni dell'eruzione era ancora abitata», ricorda Osanna. Il ritrovamento del carro appare quindi come una nuova, preziosa tessera nel complicato puzzle di questa storia. Tanto più che non doveva essere nemmeno l'unico, perché nel processo attualmente in corso un testimone ha menzionato la presenza di un altro carro anche questo con ricche decorazioni, finito purtroppo nelle mani dei predoni e poi sparito. L'interrogativo però rimane: a cosa serviva questo pilentum decorato e scintillante come un gioiello? Chi erano davvero i ricchi padroni di questa tenuta che con le sue favolose terrazze arrivava fino al mare? «Sulla cenere indurita rimossa da uno dei due sedili abbiamo trovato impronte di spighe di grano», rivela Osanna. Un particolare, chiarisce, che potrebbe far pensare al culto di Cerere, che a Pompei veniva onorata insieme a Venere, e quindi «alla presenza nella villa di una sacerdotessa di questi culti».

AMORINI E SATIRI

Perché più semplicemente, dice, potrebbe trattarsi di un augurio di fertilità: «Le spighe sul sedile potrebbero essere l'indizio di un matrimonio celebrato da poco o che era pronto per essere celebrato.» Il mistero su chi fossero i padroni di casa, insomma rimane. Sebbene a sostegno della seconda ipotesi, ovvero quella delle nozze imminenti o appena celebrate, sembra spingere in qualche modo anche la natura decisamente erotica delle raffinate decorazioni in stagno applicate sul supporto di bronzo per ornare il retro e le fiancate del carro: una serie di amorini e di coppie di satiri e ninfe impegnate in appassionati amplessi. Saranno i restauri, già avviati nel laboratorio del Parco, e gli studi, certo, a chiarire di più. Ma intanto, conclude Osanna, «visto che le fonti antiche alludono all'uso del pilentum da parte di sacerdotesse e signore, non si esclude che potesse trattarsi di un carro usato per condurre la sposa nel nuovo focolare domestico». «Mai emerso dal suolo italiano - precisa Osanna - il tipo di carro trova confronti con reperti rinvenuti una quindicina di anni fa all’interno di un tumulo funerario della Tracia (nella Grecia settentrionale, al confine con la Bulgaria). Uno dei carri traci è particolarmente vicino al nostro anche se privo delle straordinarie decorazioni figurate che accompagnano il reperto pompeiano».

LA LOTTA AL TRAFFICO ILLECITO AL G20

«Il ritrovamento del meraviglioso carro di Pompei è una scoperta di grande importanza scientifica, ma è anche un successo importantissimo nella lotta al traffico di opere d'arte, frutto della collaborazione con la Procura di Torre Annunziata e del lavoro dei carabinieri dei beni culturali», spiega il ministro Dario Franceschini, che annuncia: «Proprio il tema del contrasto ai traffici di beni culturali sarà al centro del prossimo G20 cultura che si terrà a Roma».

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