Le rete di Palamara: tre membri del Csm in contatto con lui

Sabato 1 Giugno 2019 di Valentina Errante

Altri due consiglieri del Csm nella rete eterodiretta che doveva portare alla nomina del nuovo procuratore di Roma. La corrente non è la stessa di Luca Palamara, Unicost, quella di centro. Corrado Cartoni e Antonio Lepre sono di Magistratura indipendente, la stessa del favorito Marcello Viola e di Francesco Lo Voi, il candidato abbandonato, perché troppo vicino a Giuseppe Pignatone. Della prima tessera nel domino degli incarichi, la più importante della partita, non erano solo le toghe a preoccuparsene. Nelle retrovie di uno dei due eserciti che si contendono la poltrona, c'erano i parlamentari che ne discutevano con i consiglieri togati del Csm. E non solo con Luigi Spina, membro di Unicost di Palazzo dei Marescialli, indagato per rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento. Palamara, ex segretario dell'Anm e pm nella Capitale, finito sotto inchiesta a Perugia per corruzione, ne parlava con i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Ferri, toga prestata alla politica e ispiratore di Magistratura indipendente. Diversi incontri ai quali, in almeno due occasioni, come registrano i microfoni accesi dalla Finanza solo qualche settimana fa, a discuterne c'erano anche Cartoni, capogruppo di Mi in Consiglio, e Lepre, componente della commissione incarichi direttivi, entrambi sostenitori della candidatura di Viola (Mi) contro Lo Voi, appoggiato solo dalla corrente di sinistra. È un'altra delle circostanze che emerge dagli atti dell'inchiesta aggiungendo dettagli inquietanti sulla guerra fratricida che si sta ancora combattendo. Fatti che, dopo l'autosospensione di Spina, potrebbero portare la commissione che si occupa dei procedimenti disciplinari a esaminare la posizione dei due consiglieri. Così, mentre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha mandato gli ispettori a piazzale Clodio, Palamara, ieri, assistito dagli avvocati Mariano e Benedetto Buratti, è tornato a difendersi davanti ai pm di Perugia. Respingendo tutte le accuse. Gli atti, però potrebbero riservare altre sorprese. Giovedì il commercialista Andrea De Giorgio è stato perquisito. Attraverso il professionista, scrivono i pm, Palamara voleva raccogliere informazioni compromettenti sull'aggiunto di Roma Paolo Ielo, che aveva mandato gli atti su Palamara a Perugia. De Giorgio «lo informa di avere acquisito informazioni sul fratello di Ielo che potrebbero danneggiare quest'ultimo». L'esposto del pm Stefano Fava contro Ielo e Pignatone è già stato depositato al Csm e la procura vuol capire se quei documenti servissero a Palamara «per alterare il quadro probatorio». O per difendersi.
IL COLLEGA DELLA DNA
Della nomina del nuovo procuratore capo di Perugia, fondamentale per la rivalsa e il desiderio di vendetta nei confronti di Ielo, Palamara discuteva anche con un collega in forza alla Direzione nazionale Antimafia. Il 7 maggio parla del candidato da appoggiare nel capoluogo umbro: «Chi glielo dice che deve fare quella cosa lì? Deve aprire un procedimento penale su Ielo...cioè stiamo a parlà di questo... non lo farà mai».
LA DIFESA
Davanti ai pm di Perugia, Palamara si è difeso e non ha rinnegato i rapporti di amicizia con Fabrizio Centofanti, l'imprenditore, imputato per corruzione in atti giudiziari, che per l'accusa gli avrebbe offerto viaggi e regali per ottenere favori dal pm durante la sua consiliatura a Palazzo dei Marescialli. «I rapporti di amicizia con Centofanti - ha spiegato - sono risalenti nel tempo, al 2008, circa dieci anni prima che fosse coinvolto in fatti e vicende che non mi appartengono». Secondo la difesa, la circostanza che si sia messo in tasca 40mila euro per appoggiare la nomina di Giancarlo Longo, condannato per corruzione in atti giudiziari, a procuratore di Gela è già smentita dagli atti, visto che a negarla, a verbale, è l'avvocato Giuseppe Calafiore, il professionista che, con Longo aveva sostenuto di avere pagato Palamara per caldeggiare l'incarico. Quanto alla procedura che avrebbe portato all'incolpazione in commissione del magistrato di Siracusa Marco Bisogni, nemico di Longo, Palamara ha spiegato che il voto è collegiale. E in prima commissione non votava da solo. «Mai e poi mai avrei barattato in alcun modo l'imparzialità del mio giudizio, il mio essere magistrato, ma soprattutto l'attività che ho svolto al Csm nel pieno rispetto di tutte le situazioni».

Ultimo aggiornamento: 14:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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