ROMA

Palamara avvisato da membro Csm: «Sei sotto inchiesta»

Giovedì 30 Maggio 2019 di Valentina Errante
Palamara avvisato da membro Csm: «Sei sotto inchiesta»

Quando qualche settimana fa la procura di Perugia invia a Palazzo dei Marescialli la comunicazione dell'avvenuta iscrizione sul registro degli indagati del pm di Roma Luca Palamara per corruzione, qualcuno dal Csm avverte l'interessato. E così, adesso, il fascicolo umbro, che vede sotto accusa l'ex segretario dell'Anm e il suo commercialista, conta un altro indagato. Un membro del Consiglio superiore della magistratura, per il quale si ipotizzano la rivelazione del segreto istruttorio e il favoreggiamento. Non solo. Lo stesso reato viene ipotizzato anche per un pm romano.

Palamara, perquisizioni in casa del pm di Roma. Altri due indagati per favoreggiamento: anche un consigliere Csm

Così, a complicare un quadro dove gli atti di indagine si intrecciano con i veleni nella guerra tra correnti per la nomina del nuovo procuratore della Repubblica di Roma, si aggiungono altri elementi. Anche perché nello stesso fascicolo che conta quattro indagati, sono contenuti gli atti che il pm Stefano Rocco Fava ha trasmesso a Palazzo dei Marescialli. Un dossier che accusa il procuratore di Roma, oramai in pensione, Giuseppe Pignatone, e l'aggiunto Paolo Ielo, di scarsa trasparenza in relazione all'indagine sulle sentenze comprate dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore per favorire i loro illustri clienti, dal momento che i fratelli di entrambi avevano avuto consulenze dagli indagati.

IL FASCICOLO DI PERUGIA
Non si sa chi tra gli 8 membri laici del Csm e 16 togati abbia dato la notizia dell'iscrizione a Palamara, ma l'episodio si è aggiunto al complesso fascicolo della procura di Perugia delegato al Gico della Finanza. La rivelazione del segreto istruttorio è avvenuta subito dopo la trasmissione degli atti. E a favorire Palamara sarebbe intervenuto anche un sostituto romano. Alla base della contestazione nei confronti dell'ex presidente dell'Anm, ci sono i verbali di Giuseppe Calafiore, l'avvocato siciliano che, insieme a Pietro Amara, avrebbe comprato sentenze del Consiglio di Stato. Una maxi indagine, coordinata dalle Procure di Roma e Messina, che ha coinvolto anche altri magistrati, come il pm di Siracusa Giancarlo Longo, che ha già patteggiato la pena per corruzione. A mettere nei guai Palamara sono i rapporti con l'imprenditore Fabrizio Centofanti, amico del magistrato, perquisito per la prima volta ad aprile 2017 e arrestato a febbraio 2018.

A verbale Calafiore racconta come Centofanti, grazie ai rapporti con personaggi di rilievo, fosse sicuro di non essere arrestato e, soprattutto, riferisce che, dopo la perquisizione, andò a trovare un amico al Csm. Dagli atti risulta in effetti che il pm di Roma abbia continuato a frequentare l'imprenditore anche dopo la perquisizione, anche se Palamara ha sempre smentito di avere chiesto notizie sull'indagine ai colleghi. In mezzo ci sarebbe un viaggio: uno dei benefit per la presunta corruzione, secondo l'accusa. Palazzo dei Marescialli, intanto ha avviato un'istruttoria in Prima Commissione, che si occupa delle incompatibilità e degli esposti che riguardano i togati. Con una nota Palamara respinge le accuse: «Mai baratterei il mio lavoro e la mia professione per alcunché», dice, annunciando che chiederà di essere immediatamente interrogato.

LE ACCUSE
Agli atti del fascicolo ci sono anche i documenti che il pm Fava ha trasmesso al Csm ipotizzando nei confronti di Ielo e Pignatone un conflitto di interesse, sempre nell'indagine sulle sentenze comprate. Roberto Pignatone, fratello dell'ex procuratore di Roma, è stato infatti consulente di una società di Ezio Bigotti finito pure lui in manette: agli atti ci sarebbe una fattura da 5 mila e 200 euro. Lo stesso professionista figura tra i testimoni a favore di Amara, in un altro procedimento. Ha anche ricevuto un incarico da Amara nel 2014 e una parcella da 5 mila e 344 euro dalla Nico Spa, una delle società coinvolte in un giro di fatture sospette con le società dell'inchiesta su Amara.

Nonostante questo, l'ex procuratore capo non si sarebbe astenuto dall'indagine. Il fratello di Paolo Ielo, Domenico, invece, è avvocato di Eni, altro cliente illustre di Amara. Altra circostanza è stata denunciata nell'esposto di Fava al Consiglio. Anche su questa vicenda, la prima commissione ha aperto un'istruttoria. «Assisto Eni da 20 anni - commenta l'avvocato Domenico Ielo - quando ho appreso dai giornali che c'era un'indagine a Roma, ho scritto una mail a mio fratello, comunicandogli questa circostanza. Pensavo di avere osservato il manuale del buon avvocato fratello di magistrato. Ci tengo a precisare che non abbiamo mai parlato delle indagini. Non ho mai conosciuto Amara e da Eni nessuno mi ha mai chiesto informazioni sull'inchiesta».

Ultimo aggiornamento: 18:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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