Navi migranti, pronte multe alle Ong: «Sanzioni da 50mila euro». Scioperi e urla a bordo

Caos sulla Geo Barents: i migranti si tuffano in mare o rifiutano i pasti

Navi migranti, pronte multe alle Ong: «Sanzioni da 50mila euro». Scioperi e urla a bordo
di Cristiana Mangani
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Martedì 8 Novembre 2022, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 08:33

Una giornata di tensione, quella di ieri, nel porto di Catania. E anche di attesa. Gli equipaggi delle due navi Ong, Humanity 1 e Geo Barents, che hanno potuto fare scendere i migranti giudicati “fragili” dai medici inviati dalla Guardia costiera italiana, continuano a rifiutarsi di partire con i profughi rimasti a bordo, perché considerati in buone condizioni di salute. E per allontanare i tempi della partenza e nel tentativo di “smontare” il decreto interministeriale che intima loro di lasciare il porto, hanno presentato un ricorso al Tar. Anche perché, ieri, gli è stato notificato “un avvertimento” nel quale viene specificato che rischiano fino a 50 mila euro di multa se non rispettano quanto prescritto dal governo italiano. All’altra nave che batte bandiera tedesca, la Rise Above, invece, è stato assegnato il porto di Reggio Calabria, dove la notte scorsa sono sbarcati tutti gli 89 migranti che si trovano a bordo. «In questo caso la decisione è basata su un evento Sar - specificano al Viminale - ovvero di salvataggio e soccorso. Non è stato dato un Pos, un porto sicuro».

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L’ASSISTENZA

Ribadisce la correttezza del suo operato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Stiamo seguendo la situazione al porto di Catania - dichiara a margine della presentazione del calendario dei Vigili del fuoco - Ci stiamo comportando con umanità, ma fermezza sui nostri principi. In tal senso impronteremo le prossime azioni. Stiamo lavorando sia sui tavoli europei che nazionali». E ancora: «Stiamo accogliendo anche altre navi che arrivano con eventi Sar, non stiamo facendo mancare a nessuno l’assistenza umanitaria come ci viene internazionalmente riconosciuto». Quanto ai migranti rimasti a bordo delle navi, «sono costantemente monitorati dagli organismi competenti». 

L’evento Sar al quale il ministro fa riferimento è quello dei 500 migranti salvati al largo della Sicilia da due motovedette e un rimorchiatore italiani, già sbarcati a Pozzallo e Augusta, e alla decisione di assegnare il porto agli 89 della Rise Above. La ong ha ottenuto il “place of safety” dal Viminale e potrà sbarcare tutti in quanto il soccorso effettuato dalla nave è considerato dalle autorità italiane un evento Sar, a differenza di quelli della Geo Barents e della Humanity 1. Resta invece ancora in acque internazionali la Ocean Viking, con 234 a bordo, che nei giorni scorsi ha chiesto un porto sicuro anche a Spagna, Grecia e Francia. Nel frattempo, a Catania il clima diventa sempre più teso. Sulla Humanity, dice la ong, per la «fase depressiva» che stanno attraversando, un gran numero dei 34 naufraghi ha cominciato a mangiare poco o a saltare i pasti.

 

Dalla Geo Barents, invece, in due si sono buttati in mare, seguiti da un giovane che ha tentato di soccorrerli: i tre sono stati riportati sul molo 10 dove è ormeggiata la nave di Msf. Juan Matias Gil, capo missione, lancia l’allarme. «A bordo la situazione è molto tesa - afferma - le persone non capiscono perché gli altri sono sbarcati e loro no. Non possiamo dare risposte e allora l’ansia cresce, i conflitti crescono. Si buttano in acqua, una situazione che purtroppo vedremo molto spesso». I due uomini che si sono lanciati in mare sono un siriano e un egiziano. «Non voglio risalire a bordo - dice uno dei due ai volontari delle ong - se mi rispediscono in Libia voi mi salverete di nuovo». La tensione si manifesta anche sui cartelli realizzati dai superstiti, con pezzi di cartone su cui hanno scritto “Help us”, esponendoli all’esterno della nave e lanciando una sorta di Sos, forti della presenza di diversi parlamentari sulla banchina del porto.

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LO SCONTRO LEGALE

Uno scontro legale si aprirà a giorni nelle aule giudiziarie: i legali di Humanity 1 hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento notificato al comandante, ma senza una “scadenza” temporale, e uno al Tribunale civile affinché il giudice disponga lo sbarco immediato delle persone in quanto profughi. Mentre la procura di Catania ha già aperto una inchiesta per accertare se a bordo ci siano anche gli scafisti. Il Viminale non pensa ad azioni di forza, e confida che a risolvere l’impasse entrino in gioco altri attori. A cominciare dalla procura siciliana che potrebbe valutare l’apertura di un fascicolo per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti dei comandanti che disobbediscono all’ordine impartito dalla Capitaneria di porto di tornare in mare, come il decreto prescrive.

Sulla vicenda è intervenuto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: «Per quanto riguarda la gestione dei migranti il trattato di Dublino è chiarissimo: la gestione deve essere fatta dallo Stato di primo accesso. E se una nave straniera in acque internazionali accoglie dei migranti, lo Stato di primo accesso è quello di bandiera di quella nave». 
 

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