Navi migranti, l'Europa si smarca: «Salvataggi dovere legale». Berlino rassicura: «Pronti ad accogliere 3.500 di loro»

Gli Affari interni: «Bisogna minimizzare il tempo che le persone passano in mare»

Navi migranti, l'Europa si smarca: «Salvataggi dovere legale». Berlino rassicura: «Pronti ad accoglierne 3.500»
di Gabriele Rosana
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Martedì 8 Novembre 2022, 00:05

BRUXELLES - L’Italia e gli altri Stati costieri hanno «il dovere morale e l’obbligo giuridico di salvare le persone in mare, in base alle norme internazionali». La Commissione europea ieri ha «salutato con favore» gli sbarchi di circa 500 migranti arrivati al porto di Catania a bordo delle due navi delle Ong, battenti rispettivamente bandiera tedesca e norvegese, Sos Humanity 1 e Geo Barents. Insomma, sul dossier migrazione che torna sotto i riflettori in Europa, Bruxelles si fa vedere, anche se a metà; senza commenti politici dei commissari competenti, ma con dichiarazioni affidate ai suoi funzionari. L’esecutivo Ue - per bocca della portavoce per gli Affari interni Anita Hipper, intervenuta nel corso del briefing quotidiano con la stampa - ha pure incoraggiato «tutte le autorità a collaborare in modo da agevolare lo sbarco» dei migranti tratti in salvo. Ma – in (parziale) risposta a una domanda sulla legittimità degli sbarchi selettivi dei soli soggetti ritenuti fragili, di donne e bambini –, Bruxelles ha precisato che bisogna «minimizzare il tempo che le persone passano in mare».

«Stiamo seguendo la situazione da vicino - ha aggiunto Hipper -. Le nostre agenzie sono sul terreno per offrire sostegno, ma la Commissione non è responsabile per il coordinamento di queste operazioni in mare né per identificare il porto di sbarco». Ciò che gli interlocutori europei escludono, invece, è la possibilità per i migranti la cui discesa non è stata autorizzata, e che sono rimasti a bordo delle imbarcazioni delle Ong, di presentare richiesta di asilo direttamente sulle navi, non all’Italia (che, in caso di sbarco, sarebbe il Paese di primo arrivo, secondo le regole di Dublino), ma allo Stato (Germania o Norvegia) di cui batte bandiera la nave: «Le leggi in materia sono abbastanza chiare» e non prevedono questa eventualità, hanno riferito fonti Ue all’Ansa.

Pure l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), intanto, sono tornate a sollecitare i governi europei affinché offrano rapidamente «un luogo sicuro» e permettano «lo sbarco immediato» di chi è ancora sulle navi delle Ong; mentre ieri a Parigi per un bilaterale con l’omologa francese Laurence Boone, il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto ha ribadito la posizione del governo italiano, facendo appello alla responsabilità dei partner Ue e, in particolare, ai Paesi di bandiera delle navi che effettuano i salvataggi.

LA GERMANIA
E dopo proprio la Francia - che già domenica sera aveva teso una mano all’Italia con il ministro dell’Interno Gérald Darmanin -, arrivano le rassicurazioni anche dalla Germania, pronta a fare la propria parte nei ricollocamenti volontari dei profughi. «A giugno, il Consiglio Affari Interni (dove siedono i ministri dell’Interno dei Ventisette, ndr) ha approvato un meccanismo di solidarietà nell’ambito del quale Berlino si è impegnata a ricollocare 3500 migranti; e a ottobre c’è stato il trasferimento dei primi 74 dall’Italia», ha detto ieri un portavoce della ministra tedesco Nancy Faeser. «Non ho nuove offerte da riferire», ha poi aggiunto in merito agli sbarchi di Catania. Ma i contatti con Roma continuano: «Per noi è sempre stato chiaro che l’accoglienza volontaria dei 3500 migranti è un primo passo» di un processo europeo più ampio, che potrebbe adesso contribuire a rilanciare i negoziati sul Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, in stallo da due anni.

E farlo - è l’ipotesi di lavoro - attraverso la formula della “solidarietà flessibile”, cioè redistribuzione su base volontaria per chi ci sta, e pagamento di un contributo finanziario ai Paesi di primo ingresso per chi non volesse invece accogliere i richiedenti asilo. Francia, Repubblica Ceca, Svezia, Spagna e Belgio - gli Stati, cioè, che hanno avuto o avranno le redini della presidenza di turno del Consiglio tra 2022 e inizio 2024 - si sono impegnati con il Parlamento europeo a mettere a punto la riforma delle regole Ue sull’accoglienza entro poco più di un anno. E la discussione prende forma nei contatti tra le delegazioni nazionali. 

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