Uccise la fidanzata, si impicca dopo la condanna a 30 anni. Disse: «Non merito perdono»

Domenica 1 Dicembre 2019
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Uccise la fidanzata, si impicca dopo la condanna a 30 anni. Disse: «Non merito perdono»

Un epilogo amaro in una vicenda ancor più amara. È quella di Francesco Mazzega, condannato a 30 anni per aver ucciso la fidanzata, Nadia Orlando, suicidatosi nella tarda serata di ieri impiccandosi nel giardino della abitazione di famiglia. Erano le 23 circa quando proprio i familiari hanno trovato il suo corpo, a casa perché agli arresti domiciliari, monitorato negli spostamenti dal braccialetto elettronico. Forse non è un caso che abbia deciso di togliersi la vita proprio ora. 

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Francesco Mazzega e Nadia Orlando

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Venerdì la Corte di Assise di Appello di Trieste aveva confermato nei confronti di Mazzega, di 38 anni, la sentenza di condanna di primo grado: 30 anni di carcere applicando, in aggiunta, una misura di sicurezza di 3 anni di libertà vigilata, una volta espiata la pena. Contro la condanna, sempre venerdì, la difesa - avvocati Mariapia Maier e Federico Carnelutti - aveva annunciato l'intenzione di ricorrere in Cassazione. In aula il Procuratore generale, Federico Prato, aveva infine chiesto un inasprimento della misura cautelare, cioè di non concedere più i benefici degli arresti domiciliari ma di riportare in carcere l'uomo. 
 

 

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Nei prossimi giorni i giudici avrebbero dovuto esprimersi nel merito. Infine, venerdì sera Mazzega era tornato a casa dei genitori, a Muzzana del Turgnano (Udine) e ieri sera, dopo cena, si è impiccato. A nulla sono serviti gli sforzi degli operatori del 118 che, chiamati dai familiari e arrivati subito, per circa 40 minuti hanno tentato di rianimarlo. Tuttavia, qualcosa di definitivo doveva essere già scattato nello spirito di Mazzega. Venerdì nell'aula del Tribunale aveva fatto dichiarazioni spontanee alla corte e ai genitori della vittima, che erano presenti. Aveva usato parole lapidarie: «Non merito il perdono, ho paura anche a chiederlo vista la gravità di quanto fatto».

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E aveva ribadito di non riuscire a capacitarsi di quanto aveva fatto e, soprattutto, di non sapere come poteva essere accaduto. Aveva aggiunto di non riuscire nemmeno a sentir pronunciare più il suo nome, associato a un fatto tanto grave. Nadia Orlando, di Vidulis di Dignano (Udine), aveva 21 anni quando fu uccisa. Lei aveva intenzione di troncare la relazione, lui evidentemente non aveva sopportato l'idea e l'aveva uccisa a pochi passi da casa la sera del 31 luglio 2017, soffocandola durante un incontro che avrebbe dovuto essere chiarificatore. Mazzega vagò tutta la notte con il cadavere della ex in auto, sul sedile affianco al suo. La mattina si costituì. Oggi la famiglia Mazzega è chiusa nel silenzio e nel dolore. «Persone molto perbene» li definisce chi li conosce.

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Il legale Carnelutti stamani ha incontrato i genitori, i quali hanno fatto arrivare un brevissimo messaggio: «Al momento non intendono rendere dichiarazioni su questa triste vicenda». Il dolore accomuna entrambe le famiglie. «Siamo loro vicini», ha detto il papà di Nadia stamani ai microfoni della Rai Fvg riferendosi ai Mazzega. Andrea Orlando ha parlato di «un sentimento di vuoto interno, strano da definire. È una storia che non doveva iniziare né finire». Il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega), dal suo profilo Fb si chiede «perché un assassino che ha commesso un delitto ripugnante come il massacro, appena due anni fa, della 21enne Nadia Orlando era ai domiciliari e non in prigione dove probabilmente non si sarebbe suicidato perché adeguatamente sorvegliato». Ma è il nonno di Nadia, Giovanni Zuccolo, a smorzare ogni polemica: «Ci è rimasto l'amaro in bocca, ha fatto tutto lui, non ha ascoltato noi, credo non abbia ascoltato nemmeno i suoi, gli avvocati. Non ci siamo rimasti bene. Non si è mai spiegato...».

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Ultimo aggiornamento: 20:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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