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Gas, offensiva russa: pesanti tagli nella Ue. All’Eni il 15% in meno

Continua la corsa del metano: quotazioni oltre 120 euro mwh

Gas Italia, Russia taglia forniture del 15%. Ieri colpita la Germania che accusa: «Decisione politica»
di Gabriele Rosana
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 15 Giugno 2022, 12:54 - Ultimo aggiornamento: 23:20

Rubinetti del gas sempre più stretti in Europa. E mentre il prezzo vola, per la prima volta Mosca mette nel mirino anche l’Italia. Ieri Gazprom, il monopolista di Stato russo dell’energia, è tornato a notificare un’ulteriore riduzione di un terzo dei suoi flussi diretti nel Vecchio Continente attraverso il gasdotto Nord Stream 1, appena poche ore dopo aver comunicato un primo drastico taglio del 40%. Il nuovo sviluppo nel braccio di ferro sulle forniture di metano porterà da oggi lo stop complessivo a oltre il 60% degli approvvigionamenti: da ieri i volumi giornalieri in transito dal Nord Stream 1, infrastruttura che passa sotto il Mar Baltico e arriva in Germania, sono ridotti da 167 milioni di metri cubi ad appena 67 milioni (erano stati ridotti a 100 milioni martedì). Del resto, a metà mattina era stata comunicata la riduzione del 15% dei flussi acquistati da Eni, per ragioni che non sarebbero state condivise con la società italiana. L’Eni rimane tuttavia impegnata - ha rassicurato - «a concordare ogni possibile quantità addizionale di gas che possa contribuire alla sicurezza energetica italiana ed europea». 

IL MERCATO

Le novità di ieri hanno mandato ancora una volta alle stelle i prezzi del gas nella piazza di riferimento di Amsterdam, dove si è registrato un balzo del 24% in chiusura, sopra i 120 euro al megawattora, valori che non si raggiungevano dalle prime settimane di guerra in Ucraina. A Bruxelles come a Berlino e Roma, però, per ora si predica cautela e si escludono shock immediati: «Non c’è alcuna indicazione, al momento, di rischi sulle forniture energetiche», ha precisato ieri un portavoce della Commissione europea, interpretazione riecheggiata anche nell’intervento del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani: «L’andamento dei flussi di gas è costantemente monitorato in collaborazione con gli operatori e, per adesso, non si riscontrano criticità». A sua volta il vice-cancelliere tedesco Robert Habeck: «In Germania non abbiamo problemi di approvvigionamento. Gli effetti ci saranno», ma «ai rifornitori è finora sempre riuscito reperire il gas da altre fonti» in sintonia con il maxi-piano Ue che prevede l’accelerazione sul fronte della diversificazione delle forniture. 

IL PRETESTO

La ragione del nuovo calo delle forniture, secondo la versione ufficiale di Gazprom, continuerebbe ad essere tecnica, legata cioè alla manutenzione di un’altra turbina dell’impianto di accesso del metano situato nel Baltico. Ma quello dell’attrezzatura in revisione, ripetuta per la seconda volta consecutiva dopo aver affermato il giorno prima che la riduzione era dovuta a un elemento tecnico riparato da Siemens e rimasto bloccato in Canada a causa delle sanzioni contro la Russia - circostanza confermata martedì da un portavoce dell’azienda tedesca - secondo alcuni osservatori comincerebbe ad assumere i contorni di un pretesto per rinnovare la pressione politica sull’Ue. Soprattutto vista la tempistica, alla vigilia del viaggio a tre che - per la prima volta dall’inizio della guerra - i leader di Italia, Francia e Germania compiranno a Kiev. Del resto, se lo chiedono pure in Germania: «Anche io ho l’impressione che quella di due giorni fa sia una decisione politica e non tecnica», ha commentato Habeck, secondo cui si tratterebbe «ovviamente di una strategia per creare inquietudine e spingere in alto i prezzi del gas. Per questo bisogna imperativamente risparmiare energia».

E rispondendo a una domanda in conferenza stampa, l’esponente dei verdi ha detto che per capire se si tratta di un avvertimento in vista del viaggio in Ucraina dei leader dei tre principali Paesi Ue «bisognerebbe guardare nella testa di Vladimir Putin, e per fortuna io non ho queste capacità. Può essere un caso, o possono esserci anche altre ragioni», in particolare sulla scia delle decisioni prese nelle ultime settimana da Gazprom di azzerare le forniture dirette a cinque Stati membri dell’Ue (Polonia, Bulgaria, Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi) dopo il rifiuto delle rispettive società importatrici di aprire il conto denominato in rubli per i pagamenti. 

L’INTESA

Il nuovo caos sui flussi diretti in Europa è piombato sul continente nel giorno in cui, sull’altra sponda del Mediterraneo, la Commissione europea si occupava invece di siglare un accordo con Israele e Egitto della durata di tre anni (con rinnovo automaticamente per altri due) per la fornitura di gas naturale liquefatto (Gnl). «Un’intesa storica», secondo la presidente dell’esecutivo Ue, Ursula von der Leyen: «Si tratta di un grande passo in avanti per portare energia in Europa, ma anche per il Cairo nel diventare hub e regionale». Proprio l’Egitto è tra gli interlocutori principali dell’ Eni per aumentare i flussi di Gnl diretti in Europa oltre i 3 miliardi di metri cubi previsti nel 2022.

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