Una coppia su 6 non rifarebbe figli, ma chi ne ha non si pente. Anzi: «Bello averne altri»

Mercoledì 19 Febbraio 2020 di Alessandra Spinelli
Una coppia su sei non rifarebbe figli, ma chi ne ha non si pente. Anzi: «Bello averne altri»

La dicotomia sembra essere sempre più radicalizzata: da una parte chi vuole e chi ha figli, dall’altra chi non vuole progenie e non li ha. Due categorie specchio bifronte di uno stesso periodo storico che, ironicamente in un Paese dove la denatalità costituisce il problema numero uno soprattutto per gli anni avvenire, le oppone come fossero fazioni calcistiche o partitiche. Ognuna contro l’altra armata di verità assolute: «I figli sono la mia ragione di vita»; «Per carità con quali soldi? E poi in questa società?».

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L’inchiesta pubblicata dal Messaggero sul sondaggio Swg “Sacrifici e poco tempo libero, uno su sei non rifarebbe figli” fotografa la situazione in cui si trovano decine di famiglie stremate dal dover far fronte alle carenze di una politica sorda e miope che non risponde alle loro richieste d’aiuto, strozzate dalla crisi economica e isolate dalla società sempre più individualista rinchiusa com’è in una realtà virtuale che non prevede futuro. Eppure è una fotografia mossa. Perché la situazione non è così cristallizzata. A testimoniarlo sono le centinaia di interventi giunti sul sito del Messaggero.it proprio a commento del sondaggio. E, sorpresa, mica è vero che le coppie non rifarebbero i figli. Tutt’altro.

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Certo, i problemi ci sono e sono evidenziati - dalla mancanza di aiuti economici alla mancanza di tempo - ma la maggioranza non ritiene che siano ostacoli insormontabili: tutti pronti a difendere i figli avuti, a testimoniare lo spessore di quest’esperienza di vita compresa la baraonda e l’allegria che ne deriva, a volerne altri. E a dirlo non sono mistiche mamme in odore di santità - pure scrive Fulvia Millini: «Ho nove figli, li rifarei tutti, anche di più» - ma un esercito di padri pronti a giurare che «più bella cosa non c’è». A voler essere cattive, si potrebbe pensare che è più facile fare i padri che le madri, obbiettivamente impegnate a un welfare familiare h24 che comprende il lavoro di cura spesso di anziani genitori, ma è un retropensiero datato, figlio di una coppia sbilanciata bloccata nel passato, non certo dei più giovani. Scrive Vittorio Monni: «Ne ho tre, ne fossero arrivati altri sarebbero stati una benedizione. Non parlo da credente. Un sistema diabolico ci sta privando della nostra umanità’,vuole trasformarci in macchine programmate per produrre e consumare, solo in nome della crescita di una tecnologia disumana. Meno tecnologia, più umanesimo e più figli».

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Un punto di vista condiviso da molti. Ma non da tutti. Così a Stefano Piretti che testimonia: «I figli sono una delle poche ragioni per cui vivere», rispondono una serie di persone, uomini e donne, che non hanno prole e soprattutto non la vogliono avere. Come Andrea Livaldi «Anche non avere figli è un’esperienza. Vacanze dove vuoi, ...chi ha figli non può sapere cosa si è perso». Affermazioni che provocano un botta e risposta tra chi fa le vacanze migliori, come e dove, chi si diverte di più e così fino all’infinito... A riportarci con i piedi per terra è la storia Donatella Del Mistro: «Io ho due figli ma sono la cosa più bella che ho fatto e hanno un anno di differenza è stata dura perché lavoravo e non avevo nessun aiuto ma tornassi indietro li rifarei anzi a me piaceva averne tre ma causa malattia non ho potuto più avere figli io non vedrei una vita senza i miei figli». O Monica Fanfano: «Poterne fare altri lo farei...solo che di certo il ns Stato non è di grande aiuto...né economicamente né strutturalmente...se non si hanno nonni o parenti che aiutano bisogna fare tripli salti mortali!!!»

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Marco Olliana racconta la fatica di mandare il cuore oltre l’ostacolo: «Tre splendide figlie, tanti sacrifici in ogni senso, e non sono ricco. Le rifarei sempre senza neanche pensarci un secondo. Peccato che questo paese non comprenda l’importanza della famiglia e soprattutto che la vera forza e il futuro sono i bambini, i ragazzi che con politiche serie economiche e non solo , dovrebbero essere supportati insieme alle famiglie. Esempio per lo sport..». E Rosaria Nappi mette il dito nella piaga: «Asili nido e scuole materne ed elementari con orario contrario a quello degli uffici, ferie abbondanti, ponti improvvisati e famiglie allo sbando, stato assente, sociale zero. Come si può parlare di famiglie e figli? Assurdo!!». Come Marco Gold: «Lo stato abbandona i genitori, nessun aiuto, mia moglie ha partorito ad Ottobre, non ha preso un euro di maternitá, (ovviamente le spetta ) l’Inps ancora non la paga, bonus bebè fatta la domanda ad Ottobre...non pervenuto. Dopo 3 anni vengono ridotte le detrazioni e gli assegni, a 6 anni sparisce l’esenzione sanitaria ( come se avessero un lavoro per pagare i ticket, ) Se fate figli non aspettatevi nulla da questo stato ipocrita che dice di fare figli e poi sparisce».

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Questo è il cardine, o meglio dovrebbe essere il cardine, di un vero intervento statale come quello auspicato dal presidente Mattarella e promesso dal premier Conte. E per spingere la politica a muoversi basterebbe leggere il commento di Emma J. Croft «Perché dovrei fare figli se non voglio? Sono una responsabilità ENORME. E non si tratta solo di rinunciare a qualche uscita o a qualche vacanza o al suv da 50mila euro. A parte che molti di noi millennials campiamo grazie all’aiuto dei nostri genitori che con i lavori sottopagati e precari che ci offrono altrimenti faremmo davvero fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, quindi pensare a fare figli è escluso perché come cavolo li manteniamo? Specie contando che tantissimi datori di lavoro se sei donna ti fanno firmare le dimissioni in bianco, così se resti incinta le tirano fuori, o se sei a contratto determinato non te lo rinnovano. Come lo si cresce un figlio senza soldi?»

Ultimo aggiornamento: 20:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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