CORONAVIRUS

Coronavirus, il contagio alle porte di Roma, positiva giovane donna

Venerdì 28 Febbraio 2020 di Mauro Evangelisti
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Coronavirus, positiva donna di Fiumicino: primo caso di un'italiana nel Lazio

Primo caso di coronavirus in provincia di Roma. È una donna di 38 anni, di origine straniera, che abita a Fiumicino, ha due figli di 5 e 10 anni e di recente ha viaggiato nella zona di Bergamo. È stata ricoverata allo Spallanzani, la famiglia è in isolamento sorvegliato, raggiunte tutte le persone che hanno avuto contatti con lei. Sono in corso verifiche più approfondite sul marito e su una figlia, che sarebbero risultati positivi al primo tampone ma sono asintomatici. 

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Va detto che la donna è tornata dalla Lombardia una decina di giorni fa, ma correttamente, visto che aveva i primi sintomi dell’influenza, ha informato l’Asl e rispettato da subito una forma rigorosa di auto isolamento. Poi, visto che l’influenza peggiorava, sono state eseguite le verifiche sul coronavirus. L’ufficialità arriva con un comunicato alle 21.30: «L’esito dei test effettuati in data odierna dall’Istituto Spallanzani conferma un caso di positività al COVID-19. I test sono stati inviati all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) per la convalida. Il nucleo famigliare del caso positivo è stato portato allo Spallanzani in sorveglianza attiva». Altri tre casi in realtà sono stati trattati e guariti a Roma: i due turisti cinesi di Wuhan che stavano in un hotel di via Cavour e un emiliano tornato dalla provincia di Hubei. La paziente di ieri è però la prima italiana rilevata nella Città metropolitana di Roma. Quel viaggio in provincia di Bergamo può rappresentare un elemento rassicurante: non si tratta di un focolaio locale, ma il contagio sarebbe comunque collegato alla diffusione del virus in una parte della Lombardia. Conferma l’assessore regionale alla Salute, Alessio D’Amato: «La donna riferisce di aver viaggiato e soggiornato in zone del Bergamasco. Immediatamente è stata avviata l’indagine epidemiologica per la verifica dei contatti stretti che sono stati posti in sorveglianza sanitaria. I test sono stati inviati all’Istituto Superiore di Sanità per la convalida. Sono stati prontamente avvisati anche il sindaco e il prefetto». Vale la pena ripeterlo: non è un focolaio locale. Stesso discorso per i due positivi rilevati in Umbria: un 31enne di un piccolo comune in provincia di Terni che a Roma aveva pranzato durante un corso di formazione con un collega di Castiglione d’Adda (Lodi), l’altro è un uomo di Foligno che era stato in Emilia.

LA RICOSTRUZIONE
Per tutta la giornata era stato uno dei tanti «casi sospetti» su cui, da giorni, stanno lavorando allo Spallanzani. Ora dopo ora, però, l’attenzione è aumentata, perché si è saputo che il primo test aveva dato un esito positivo al coronavirus. Di per sé questo responso iniziale non vale nulla, senza la conferma del secondo esame dello Spallanzani, ma intanto le procedure per mettere in sicurezza le persone che avevano avuto dei contatti si erano attivate. Va precisato che la donna non ha legami con l’aeroporto internazionale, ma che nei giorni scorsi ha viaggiato in provincia di Bergamo. Non stava bene, lei stessa ha chiamato il numero per questo tipo di segnalazioni voluto dalla Regione Lazio. E’ stata prelevata direttamente a casa ed è stata sottoposta al primo test, uno fra i tanti della quarantina in attesa di giudizio all’Istituto Spallanzani.

INDAGINI
Il primo responso ha convinto gli esperti della Regione Lazio, a partire dal pool di medici-detective che gestiscono le indagini per le malattie infettive, a iniziare una prima investigazione per ricostruire i movimenti della paziente. Nel frattempo, proseguiva il lavoro senza sosta del laboratorio dello Spallanzani, aperto 24 ore su 24, per verificare che il primo responso non fosse un finto positivo. Allertato anche il comune di Fiumicino. In realtà, Roma e il Lazio avevano già individuato due contagiati ed avevano già saputo isolare persone che avevano avuto contatti diretti con chi era stato infettato: i due turisti arrivati da Wuhan, recuperati dall’ambulanza con le dotazioni per il bio-contenimento in un hotel di via Cavour, il 29 gennaio, però erano stati contagiati in Cina. Hanno 66 e 65 anni, dopo avere rischiato di morire ed essere stati trasportati in rianimazione, sono guariti e oggi sono entrambi negativi al coronavirus. Chi li aveva incrociati, a partire da alcuni dipendenti degli hotel, era stato messo in isolamento e per fortuna nessuno è risultato positivo. Da allora, allo Spallanzani è passato solo un altro caso - un 29enne della provincia di Reggio Emilia rimpatriato da Wuhan e già dimesso perché guarito - ma anche questa volta il contagio non era avvenuto in Italia. Tutto cambia con l’ultimo caso di ieri, perché è necessario circoscrivere nell’immediato una possibile diffusione della Sars-Cov-2.

 

Ultimo aggiornamento: 29 Febbraio, 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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