CORONAVIRUS

Coronavirus, l'app Immuni è più vicina: Google e Apple presentano il loro sistema di notifiche

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Francesco Malfetano

Il primo tassello per Immuni è al suo posto. Apple e Google hanno annunciato oggi, 20 maggio, che il sistema di notifiche di esposizione è pronto. Si tratta della versione del contact tracing che i due colossi della Silicon Valley hanno sviluppato per metterla a disposizione delle autorità di tutto il mondo (22 Paesi hanno richiesto di utilizzarla). Più nello specifico è un’interfaccia API, cioè un set di protocolli in grado di semplificare il dialogo tra gli smartphone, che andrà integrata in ognuna delle app, tipo la nostrana Immuni. Questo permetterà ad esempio, di far funzionare le applicazioni in background senza consumare troppo la batteria dei telefoni, ma soprattutto di far comunicare due anche dispositivi con sistemi operativi differenti. Un'azione determinante per poter rendere efficace il monitoraggio.

Non a caso, il rilascio di questo servizio è stato salutato con favore dalla ministra per l’Innovazione Paola Pisano: «L’applicazione di tracciamento dei contatti usufruisce dei sistemi operativi forniti da due gruppi di livello internazionale perché questo ne accresce l'efficienza in un quadro di tutela della privacy. Aumenta anche le possibilità di rendere interoperabile l'applicazione italiana con altre utilizzate all'estero. Viene facilitata la condivisione dei codici di cittadini stranieri trasmessi in forme tali da proteggere la riservatezza degli utenti».

In pratica nelle ultime settimane Apple e Google hanno lavorato insieme al fine di rendere il più efficiente possibile a livello tecnologico le app di tracciamento sia su telefoni Android che iPhone, permettendogli di comunicare nonostante i differenti sistemi operativi. Il risultato, come hanno spiegato le due società, non è un’app ma una sorta di intelaiatura entro la quale ogni Paese può costruire la propria fermo restando alcune caratteristiche imprescindibili imposte da Big G e dalla mela morsicata. Il primo cardine è la volontarietà dell’azione per cui ogni utente deve poter decidere se attivare o meno la notifica di esposizione. Il secondo è invece il non utilizzo del gps. Le app infatti non raccolgono né utilizzano la posizione dell’utente ma si limitano a registrare attraverso dei beacon Bluetooth per 14 giorni eventuali contatti con persone risultate positive alla Covid19. Per proteggere la privacy inoltre, il beacon include una serie di numeri casuali che cambiano ogni 10-20 minuti e non sono legati all'identità di un utente. Infine, come ormai noto, se a qualcuno viene diagnosticato il Coronavirus dalle autorità sanitarie, sta a questa persona decidere se segnalarlo o meno nell'app. È evidente quindi come la chiave del successo di questo sistema è l’adesione da parte degli utenti che dovrebbero quindi sentirsi tutelati per scaricarla.

Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA