Autostrade, arrestato ex ad Castellucci. «Sapevano delle barriere difettose del Morandi»

Ponte Genova, arresti in Autostrade. Accuse per Castellucci e altri manager: «Sapevano delle barriere difettose»
di Michela Allegri
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L'inchiesta è quella parallela al fascicolo sul crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 e costato la vota a 45 persone. Le accuse, invece, sono attentato alla sicurezza dei trasporti e frode nelle pubbliche forniture. Anomalie conosciute, ma ignorate, rischi per i viaggiatori, con possibili cedimenti di viadotti nelle giornate di forte vento. Sono queste le contestazioni che questa mattina hanno portato ai domiciliari tre ex top manager di Autostrade per l'italia: l’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci, il direttore delle operazioni Paolo Berti e Michele Donferri Mirella. Sono tre anche gli attuali dirigenti per i quali sono state disposte le misure interdittive della sospensione per un anno: Stefano Marigliani, già direttore del primo tronco di Autostrade ora trasferito a Milano, Paolo Strazzullo, che era responsabile delle ristrutturazioni pianificate sul ponte Morandi - per l'accusa mai eseguite - distaccato a Roma, e Massimo Meliani di Spea.

Ponte Morandi, arrestati Castellucci e altri manager di Autostrade: «Sapevano delle barriere difettose»

L'inchiesta riguarda le criticità - in termini di sicurezza - delle barriere fonoassorbenti, del tipo integrate modello “Integautos”, montate sulla rete autostradale. Secondo il pm di Genova, Walter Cotugno, coordinato dal procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio, gli indagati erano a conoscenta dei difetti. In una nota la Guardia di Finanza parla di «numerosi e gravi elementi indiziari e fonti di prova», acquisiti con testimonianze e analisi documentali e tecniche. Dagli accertamenti - analisi della documentazione informatica e cartacea acquisita, indagini tecniche, testimonianze - sarebbe emersa la «consapevolezza» della «difettosità delle barriere e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento (fatti peraltro realmente avvenuti nel corso del 2016 e 2017 sulla rete autostradale genovese)». Ma c'è di più. Secondo chi indaga, i manager avevano anche «consapevolezza di difetti progettuali e di sottostima dell’azione del vento, nonché dell’utilizzo di alcuni materiali per l’ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti».

 

L'accusa nei confronti degli indagati è di non avere voluto procedere «a lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati, eludendo tale obbligo con alcuni accorgimenti temporanei non idonei e non risolutivi». La rete non sarebbe stata adeguata da un punto di vista acustico - così come previsto dalla Convenzione tra Autostrade e lo Stato - e di gestione in sicurezza. E l’inidoneità e pericolosità delle barriere sarebbe stata occultata all’organo di vigilanza, ciopè il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

«Stupore e preoccupazione per un provvedimento che non si giustifica in sé e che non si vorrebbe veder finire a condizionare una vicenda, quella del crollo del Ponte Morandi, che con quella odierna non ha nulla a che vedere». Così i legali di Castellucc. «È opportuno precisare, che si tratta di due vicende completamente distinte. La vicenda riguarda presunti errori progettuali ed esecutivi di alcune barriere fonoassorbenti nella provincia di Genova», sottolineano.

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Mercoledì 11 Novembre 2020, 10:57 - Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 00:45
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