CORONAVIRUS

L'angoscia degli anziani terremotati a Camerino, disagi enormi per il Covid-19 e per la neve di stanotte

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Franca Giansoldati

Camerino – La paura del contagio è racchiusa in quei moduli abitativi provvisori mentre la solitudine avanza tra i tantissimi anziani terremotati, nella zona di Camerino, uno dei centri marchigiani più colpiti dal sisma e ancora escluso dalla ricostruzione che tarda a venire. Ad accrescere i disagi ai tanti pensionati che vivono soli si è aggiunta stanotte  anche una micidiale ondata di gelo con il risveglio sotto un manto di neve. I problemi quotidiani si sommano all'isolamento, che a sua volta alimenta la disperazione. Chi abita a Camerino non riesce più a vedere un orizzonte sereno. «Cos'altro ci dobbiamo aspettare?» Ussita, Muccia, Sarnano,Visso sono gli altri paesi nella stessa condizione di precarietà percepita a Camerino. 

In 331 casette a Camerino vivono circa 660 persone, la metà delle quali anziani. L'indice di vecchiaia è alto e la fragilità è aumenta in quest'ultimo periodo. Tutti ormai hanno paura di essere dimenticati, di non rientrare più nei piani di ricostruzione poiché l'emergenza dovuta al Covid-19 ha scombussolato ogni parametro finora immaginabile. 

Non ci sono solo danni enormi agli immobili, ma pure il perdurare dell'incertezza ad avere causato ferite profonde alle persone. Le statistiche mediche regionali raccontano che è cresciuto il disagio psichico nella popolazione colpita. Non lo nasconde nemmeno il vescovo, monsignor Franco Massara che si era fatto portavoce del problema collettivo, riportandolo a papa Francesco l'anno scorso quando volle andare a visitare quei luoghi. 

Nel 2018 fece poi discutere un rapporto choc dell'Asur di Camerino – l'azienda sanitaria locale – che parlava di un aumento della mortalità tra gli sfollati pari al 53% ogni anno. Persone anziane che sradicate al loro ambiente e alle relazioni quotidiane maturate nella vita, si erano trovate disorientate e particolarmente vulnerabili. Un picco di mortalità così accentuata da essere stata definita un suicidio indiretto, una sorte di morte di crepacuore, un lasciarsiandare verso la fine. Di contro sono aumentati fino al 70% l'uso di psicofarmaci e ansiolitici e persino i suicidi veri e propri. Casi di piccoli imprenditori falliti, disoccupati sprofondati nel buio della disperazione, malati. 

Ora l'emergenza dovuta al coronavirus in questa area fragilissima rischia di amplificare ancora di più il disagio. Di fatto la ricostruzione «è praticamente ferma e non si vedono spiragli nele scelte e nelel volontà politiche e istutizionali» afferma Massara, senza aggiungere altro.

A ottobre è stato presentato al Tar del Lazio un ricorso contro l'ordinanza 84/2019 per sbloccare nodi burocratici che si trascinano senza costrutto. 

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