Bibbiano, il sindaco Andrea Carletti dai domiciliari all'obbligo di dimora

Venerdì 20 Settembre 2019
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Andrea Carletti

Caso Bibbiano: dall'interrogatorio di Andrea Carletti emerge «la volontà di proseguire la sua carica di sindaco con un metodo di azione volto alla mera realizzazione di fini politici, indifferente alle regole e alla normativa sottostante». Lo si legge in un passaggio dell'ordinanza del tribunale della Libertà di Bologna che ha sostituito gli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora per il primo cittadino coinvolto nell'inchiesta sugli affidi illeciti, accusato di abuso di ufficio e falso. Per il collegio di giudici (Criscuolo, Oggiani, Margiocco) «sussiste tuttora il pericolo di reiterazione di reati dello stesso tipo».

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L'esempio che i giudici fanno risale a fine 2018 quando Carletti si interessò in prima persona «circa la prosecuzione del metodo fino ad allora attuato, con cui si affidavano i minori in carico al Servizio sociale» a psicoterapeuti della Onlus piemontese Hansel e Gretel. Fu lo stesso sindaco ad adoperarsi per reperire un immobile che potesse essere adibito a nuova sede - visto che quella vecchia era stata dismessa perché oggetto di indagini per irregolarità amministrative - per proseguire la psicoterapia da parte di Claudio Foti e dei suoi colleghi della Onlus.
 

 

Carletti cercava l'immobile proprio a Bibbiano, paese del quale era sindaco, e che voleva, secondo i giudici, «evidentemente mantenere come fulcro delle politiche sociali da lui perseguite, dimostrando con estrema sicurezza di voler proseguire nella politica sociale che lo vedeva paladino dei diritti dei minori abusati, tuttavia incurante delle modalità con cui tale nobile scopo era attuato, anche a costo di eludere la normativa in materia e di finalizzare l'impiego di denaro pubblico al suo progetto».
 

Sentito dai pm che gli facevano notare come emergesse dalle intercettazioni una sua disponibilità ad aiutare la onlus, anche con la formazione di una comunità a Bibbiano, Carletti rispose che si trattava di una cosa diversa dal servizio di psicoterapia, era un centro di formazione, valutandolo come un buon progetto. All'obiezione su chi avrebbe messo i soldi per pagare la psicoterapia, Carletti, riporta il Riesame, rispose che non lo sapeva e che non poteva immaginare che le spese sarebbero state accollate all'ente pubblico, che lui intendeva soltanto fare un servizio alla comunità.

 La misura dell'obbligo di dimora per Carletti è stata disposta nel Comune di Albinea ed è idonea a assicurare l'impossibilità di reiterare i reati e di interferire con la vita pubblica e amministrativa del Comune. La permanenza nel Comune di Albinea «rappresenta una misura minore degli arresti domiciliari che tuttavia assicura la medesima finalità, cioè l'impossibilità di svolgere attività pubblica e soprattutto di mantenere legami e influire su amministratori e dipendenti di enti territoriali a lui vicini». L'isolamento a cui l'obbligo di dimora lo costringe «appare misura adeguata e sufficiente a recidere per il momento e pubblico in cui si collocava». Nell'ordinanza si segnala come non sussistano comportamenti concreti volti all'inquinamento probatorio. Tuttavia la sospensione dalla carica di sindaco, per i giudici, non ha determinato «una cesura dei suoi rapporti con l'ambiente di appartenenza», visti i soli tre mesi ai domiciliari, essendo rapporti di amicizia e colleganza politica radicati nel tempo. Questo comporta «una possibile influenza di Andrea Carletti su persone a lui vicine nell'ambito politico-amministrativo, con possibili ripercussioni negative sulle indagini».

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