Alberto Genovese, il re delle start up accusato di stupro, chiede la scarcerazione: «Deve disintossicarsi, rischia il suicidio»

Martedì 23 Febbraio 2021
Alberto Genovese, il re delle start up accusato di stupro, chiede la scarcerazione: «Deve disintossicarsi, rischia il suicidio»

Arriva la seconda mossa difensiva nel giro di pochi giorni da parte di Alberto Genovese. L’imprenditore del web è in carcere dal 6 novembre, accusato di aver stordito con un mix di droghe e stuprato una diciottenne durante una festa nel suo attico di lusso a due passi dal Duomo di Milano. I suoi legali hanno chiesto al gip la scarcerazione e la concessione degli arresti domiciliari in una struttura dove possa disintossicarsi dalla cocaina. «A San Vittore è a rischio suicidio», affermano.

TELECAMERE

Già lo scorso fine settimana gli avvocati Luigi Isolabella e Davide Luigi Ferrari avevano presentato un’altra richiesta al giudice Tommaso Perna, quella di una perizia con la formula dell’incidente probatorio sugli audio delle telecamere a circuito chiuso nella camera da letto di Terrazza Sentimento. Un accertamento fonico che, secondo la difesa, sarebbe utile per verificare se la diciottenne quel 10 ottobre abbia o meno dato il consenso a ciò che è avvenuto successivamente. La perizia dunque potrebbe incidere, a detta della difesa, sull’accusa di violenza sessuale a carico di Genovese, in cella anche per sequestro di persona, lesioni e cessione di droga nelle indagini della squadra mobile di Milano. Il procuratore aggiunto Letizia Mannella e il pm Rosaria Stagnaro hanno già dato parere negativo alla perizia fonica e si apprestano a farlo anche per la richiesta di domiciliari.

RICOVERO IN CLINICA

L’ex fondatore di diverse imprese del web, secondo la sua difesa, dovrebbe essere curato e assistito, in regime di arresti domiciliari, alla clinica “Le Betulle” di Como, dove hanno combattuto le dipendenze diversi vip. Nell’istanza la difesa fa presente, in sostanza, che Genovese è depresso, ha problemi psicologici e sta soffrendo in carcere per la sua dipendenza da cocaina. Negli interrogatori davanti a gip e pm aveva già fatto riferimento più volte ai suoi problemi con le droghe e agli effetti che hanno su di lui, come la perdita di «controllo» e l’incapacità di distinguere il confine tra «legalità e illegalità». Tuttavia, non ha mai ammesso di aver commesso le violenze e anzi ha dichiarato a verbale che ci sarebbe stato un accordo tra lui e la ragazza su un compenso. Nel frattempo, in una relazione del servizio psicologico di San Vittore viene segnalato che Genovese mostra un «umore deflesso», ossia sintomi di depressione, ma non elementi di una «patologia psichiatrica maggiore». E che prima di finire in carcere non aveva mai avuto alcun «contatto» con i servizi «di assistenza alla tossicodipendenza».

PERIZIA PSICHIATRICA

I difensori, però, hanno depositato anche relazioni dello Smi, ente che si occupa di tossicodipendenze, nelle quali viene riferito che il loro assistito, continuando a stare in carcere, potrebbe essere a rischio suicidio. Il gip, oltre che sulla perizia fonica, nei prossimi giorni dovrà decidere sull’istanza di scarcerazione e teoricamente potrebbe decidere di disporre una perizia psichiatrica per far valutare a un esperto se le condizioni dell’imprenditore siano compatibili o meno con la detenzione in carcere. Genovese è anche indagato per altri presunti abusi, tra Milano e Ibiza, su altre giovani ospiti dei party a base di droghe ed è sotto inchiesta in un filone patrimoniale che si concentra sulle sue movimentazioni finanziarie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA