​Cervelli di maiale riattivati, la ricercatrice: «I test sull'uomo sono ancora molto lontani»

Mercoledì 17 Aprile 2019
​Cervelli di maiale riattivati, la ricercatrice: «I test sull'uomo sono ancora molto lontani»

Sono ancora «molto lontani» gli esperimenti che nel cervello umano riprodurranno quanto si è appena osservato nel cervello di maiali, ossia la possibilità di rendere nuovamente vitale il più complesso degli organi a ore dalla morte, ripristinando la circolazione del sangue e la funzione di alcune cellule. Lo ha detto, all'agenzia Ansa, Francesca Talpo dell'Università di Pavia, unica italiana a partecipare alla ricerca pubblicata sulla rivista Nature e coordinata dall'Università di Yale.

«Il recupero delle funzioni è molto buono», ha osservato commentando l'esperimento condotto con il sistema di perfusione BrainEx e condotto su cervelli di maiale ottenuti dai macelli. «La novità - ha proseguito - è nel fatto che per la prima volta viene sperimentata una tecnica simile su un sistema grande come il cervello di maiale e a temperatura ambiente.

«Mantenendo la perfusione dei cervelli di maiale per sei ore abbiamo osservato una buona conservazione dell'anatomia e dell'istologia del cervello, con la ripresa dell'attività metabolica legata al consumo di ossigeno e glucosio».

Inoltre «è stata osservata attività elettrica nei singoli neuroni, che si sono dimostrati in grado di inviare segnali e creare sinapsi»: un bel risultato, che si deve alla particolare specializzazione di Francesca Talpo, grazie alla quale è stata chiamata a partecipare alla ricerca di Yale.

«Manca però l'attività elettrica globale - precisa la ricercatrice - e l'elettroencefalogramma dei cervelli è piatto». Non si nota quindi nessuna spia di una coscienza. Le sei ore dell'esperimento sono state imposte dal tempo limite dell'esperimento di controllo, nel quale i cervelli sono stati perfusi con una soluzione salina anziché con sangue artificiale.

«Uno dei prossimi passi sarà prolungare la durata dalla perfusione», ha detto. Questo permetterà di capire se in questo modo riprenderà anche l'attività elettrica globale del cervello. La strada però è molto lunga perché si dovrà studiare una nuova formula per il sangue artificiale, che abbia meno sostanza che bloccano l'attività elettrica. Ma non è questo, al momento, l'obiettivo dei ricercatori.

«Quello che ci interessa è mantenere il cervello vitale per studiare malattie neurodegenerative e sperimentare farmaci», ha spiegato. È comunque chiaro, ha aggiunto, che «procedendo nella nostra ricerca avremo bisogno di molti permessi da parte dei comitati etici». Se il trapianto di cervello è un obiettivo della fantascienza, i ricercatori si stanno chiedendo «se, quando e come ripristinare l'attività elettrica. Non è detto che la nostra tecnica permetta farlo. Se dovesse succedere, saremmo i primi a esserne stupiti».

Intanto gli esperimenti proseguono fra Yale e Pavia: «Stiamo cercando di creare un asse di comunicazione: sarebbe bello, ma è sempre difficile. Spero di riuscire a restare in Italia e continuare a lavorare qui collaborando con centri di ricerca all'estero: nella ricerca scientifica non esistono confini».
 

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