Fmi critica il reddito di cittadinanza. Di Maio: «Critiche da chi ha affamato i popoli»

Mercoledì 6 Febbraio 2019
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Fmi critica il reddito di cittadinanza. Di Maio: «Critiche da chi ha affamato i popoli»

Le polemiche sul reddito di cittadinanza si allargano oltreoceano, con un botta e risposta fra il Fondo Monetario Internazionale e il vice premier Luigi Di Maio. Il Fmi, che lo reputa comunque un passo nella giusta direzione, mette in guardia sul rischio che possa diventare un «disincentivo al lavoro» o creare una «dipendenza dal welfare». Su quota 100, poi, teme una crescita troppo forte dei costi pensionistici. La critica, più che su una singola misura, appare sull'impianto della manovra. Pronta la replica del vicepremier, Luigi Di Maio. 

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«Chi ha affamato popoli per decenni» non può criticare, dice Di Maio difendendo a spada tratta la sua misura, che «impedisce che si debbano accettare lavori ad ogni costo». Le polemiche intanto non di fermano. I tecnici del Senato avvertono che la platea dei beneficiari del reddito rischia di essere sottostimata, andando così ad aggiungere rilievi critici a quelli già avanzati dall'Ufficio Parlamentare di bilancio. Critico nei confronti della misura anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini, che vede con scetticismo un «provvedimento che mescola la lotta alla povertà e le politiche per il lavoro. Li chiamano Navigator ma in italiano sono altri lavoratori precari che dovrebbero lavorare per dare lavoro stabile ad altri» spiega.

Le critiche del Fmi al reddito di cittadinanza si sommano a quelle per Quota 100, una misura che «potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale, e aumentare i già elevati costi pensionistici», si legge nell'Article IV sull'Italia, redatto dagli ispettori il 18 dicembre e poi aggiornato - con una 'appendix' - il 17 gennaio alla luce delle nuove informazioni ricevute. Il board del Fondo lo ha esaminato il 25 gennaio. Nel documento è confermata una crescita allo 0,6% per il 2019 e sotto l'1% per il 2020. Il timore dello staff del Fondo è che le politiche del governo possano rischiare di lasciare l'Italia «vulnerabile a una nuova perdita di fiducia del mercato anche in assenza di ulteriori shock». L'invito all'Italia, anche per i timori di un rischio di contagio globale, è quello di andare avanti con le riforme strutturali per promuovere la crescita.

Un plauso arriva poi alla legge anti-corruzione, alle misure del governo per rafforzare la gestione degli investimenti pubblici e «all'intenzione delle autorità di semplificare i processi amministrativi», ma questo deve essere accompagnato ad un graduale e credibile risanamento dell'elevato debito, che continua a essere una fonte di debolezza.

Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio, 01:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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