Netturbino arrestato ingiustamente, lo Stato lo risarcisce per 100mila euro

Sabato 7 Dicembre 2019
Arrestato e condannato ingiustamente: l'odissea giudiziaria di Franco Carmine Di Nardi, cinquantenne di Piedimonte San Germano, si è conclusa in questi giorni con l'ordinanza della Corte d'Appello di Roma che gli ha riconosciuto il risarcimento del danno per ingiusta detenzione.

L'uomo ha patito oltre 600 giorni di detenzione, tra carcere e arresti domiciliari, ed è stato condannato a tre anni e sei mesi, per un pestaggio al quale non ha mai preso parte. Infine è stato assolto.

Il ministero dell'Economia e delle Finanze, per conto dello Stato, dovrà sborsare quasi cento mila euro. L'uomo, classe 69 di professione netturbino, insieme ad altri due uomini nel 2013 era stato il destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di lesioni personali aggravate e porto ingiustificato di strumento atto ad offendere in luogo pubblico.

In sostanza era stato accusato di aver pestato un uomo la sera del 2 novembre 2012 in piazza Municipio a Piedimonte San Germano. Dopo l'arresto, avvenuto il 2 febbraio 2013, Di Nardi prima era finito in carcere fino al 18 luglio 2013, poi ai domiciliari fino al 31 ottobre 2014 e, infine, sottoposto ad obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria fino al 3 maggio 2015. Per un totale di 625 giorni di privazione della libertà personale.

Lui, però, sin dagli inizia ha sempre ribadito la sua innocenza sostenendo con forza che quella sera era a casa, con la sua famiglia. Nonostante ciò il 6 marzo 2014 era stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione.
Ma lui non si è arreso e tramite l'avvocato Francesco Malafronte si è rivolto alla Corte d'Appello di Roma che il 3 marzo 2015 lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Decisiva per l'assoluzione è stata la confessione di un altro uomo che, di fatto, ha scagionato Di Nardi e alcune testimonianze con le quali è stata conclamata la sua assenza al momento del fatto in piazza Municipio a Piedimonte.

Un anno dopo l'assoluzione in Appello, a novembre 2016 la sentenza è passata in giudicato e lui è voluto andare fino in fondo cioè chiedere il risarcimento dei danni patiti dall'ingiusta detenzione. Sempre tramite l'avvocato Malafronte si è rivolto, nuovamente, alla Corte d'Appello ed ha chiesto, questa volta, il risarcimento per l'ingiusta detenzione. Il Ministero dell'Economia si è apposto ma i giudici con ordinanza emessa il 2 dicembre scorso, hanno riconosciuto l'odissea giudiziaria del netturbino.

La liquidazione è avvenuta secondo i seguenti parametri: 235 euro per ogni giorno, 156 in totale, trascorso in carcere, 118 euro al giorno, per un totale di 469, di detenzione domiciliare. Per un totale di quasi 100 mila euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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