Chiesta l'archiviazione per il ciociaro che minacciò Salvini sul web, il leader della Lega: «Una vergogna»

Chiesta l'archiviazione per il ciociaro che minacciò Salvini sul web, il leader della Lega: «Una vergogna»
di Marina Mingarelli
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Mercoledì 1 Settembre 2021, 07:46 - Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 11:53

Dopo aver offeso e minacciato di morte in un post su Facebook l'onorevole e leader della Lega Matteo Salvini e i suoi figli, Piergiacomo Campoli un 30enne frusinate emigrato in Irlanda, era stato denunciato dal senatore della Lega per diffamazione aggravata.

Ma nei giorni scorsi il pm titolare dell'inchiesta, tenuto conto anche della lettera di scuse che il giovane tramite l'avvocato Antonio Ceccani aveva fatto recapitare all'ex ministro dell'Interno, ha deciso di chiedere l'archiviazione. I legali di Salvini però hanno impugnato tale decisione opponendosi fermamente all'archiviazione.

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La lettera di scuse che il trentenne aveva voluto divulgare anche sui giornali sono servite a ben poco. Il ragazzo pentito per quello che aveva scritto, ha espresso il desiderio di porgere le sue scuse personalmente a Salvini.

La lettera di scuse

«Il giorno in cui ha pubblicato quel becero post sul social network ha scritto il legale Antonio Ceccani per conto del suo assistito - è stato preso da una ingiustificata ira, cattiveria ad oggi inspiegabile. A fronte di ciò - ha dichiarato il legale Ceccani - Campoli si è amaramente pentito di quanto ha pubblicato poiché ha mancato di rispetto, ha offeso, denigrato è manifestato odio, senza alcun motivo. Infatti mai alcun pensiero o sua esternazione deve propagare odio».

Ma nonostante l'impiegato frusinate abbia voluto porgere le più sentite scuse al politico ed alla sua famiglia non c'è stato nulla da fare. Salvini è stato irremovibile e chiede che il leone da tastiera finisca alla sbarra per essere punito come merita. Piergiacomo Campoli che vive e lavora in Irlanda da diverso tempo, nel maggio scorso si trovava in vacanza a Frosinone.

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E proprio in quei giorni aveva scritto quel post diffamatorio su Facebook che gli è costata la denuncia per diffamazione aggravata. La speranza che oggi nutre il mio assistito è quello di poterle porgere personalmente le scuse e che possano essere accettate guardandola negli occhi e stringendole la mano da uomo a uomo».

La parola adesso passerà al giudice per le udienze preliminari che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di opposizione presentata dal segretario della Lega.
 

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