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La conversazione tra Quatrale e Tuzi pochi giorni prima il suicidio del brigadiere

La conversazione tra Quatrale e Tuzi pochi giorni prima il suicidio del brigadiere
2 Minuti di Lettura
Sabato 3 Agosto 2019, 12:23

L'incertettazione che secondo l'accusa proverebbe le pressioni del maresciallo Vincenzo Quatrale esercitate sul collega Santino Tuzi, mentre secondo la difesa attesta la buona fede del militare indagato, viene captata l'8 aprile del 2008. Quatrale è in auto con Tuzi il quale qualche giorno prima, il 28 marzo, per la prima volta aveva rivelato la presenza di Serena in caserma, il giorno della sua scomparsa, il 1 giugno 2001.
Questo dice Quatrale al brigadiere: «Dice che siamo andati a fare il controllo a Colfelice... che poi mi ricordo che noi ci siamo andati però non ci stava nessuno... poi siamo andati a fare la notifica a Renzi, poi l'altra notifica... però tutti mi dicono che qui è tutto falso... per me quel giorno mi risulta che abbiamo fatto quello... non riesco a farmi capace per quale motivo di punto in bianco 25 anni di servizio pare che nessuno mi crede... Santino, tu puoi dire questo qua però rifletti pure che comunque chi stava con te metti in mezzo ai pasticci nel momento in cui dici non ricordo...».
Quatrale sa ovviamente di essere intercettato e secondo la Procura non parla in buona fede: quelle dichiarazioni sarebbero una messa in scena e un tentativo di indurre Tuzi a ritrattare la prima testimonianza. Non è noto se e cosa Tuzi risponda al collega in auto.

« PRESSIONE PSICHICA»
Il giorno dopo però, il 9 aprile, il brigadiere Tuzi viene sentito di nuovo in Procura. In un primo momento ritratta, poi incalzato dal Pm conferma quanto aveva detto: aveva visto Serena entrare in caserma.
Tuzi, tre giorni dopo, l'11 aprile, si uccide. Quatrale, scrive la Procura, avrebbe esercitato sul collega «una pressione psichica diretta a fargli sorgere il proposito del suicidio o comunque rendendo definitivo il proposito in lui già sorto». Tuzi, prosegue il Pm, alla luce anche del comportamento omertoso che entrambi (lui e Quatrale) avrebbero avuto sui depistaggi che portarono all'ingiusto arresto del carrozziere Carmine Belli e mai denunciati nel corso del processo, «temeva di essere indagato per l'omicidio di Serena». Quatrale, conclude il pm nel capo d'accusa, era consapevole «delle condizioni psichiche di Tuzi» in quanto nell'intercettazione carpita nell'auto, aveva detto al collega di vederlo stonato e Tuzi stesso «gli diceva che forse non si sarebbero rivisti».

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