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Omicidio di Esperia: l'arma
del delitto resta un mistero
​Il sopralluogo dei Ris

Omicidio di Esperia: l'arma del delitto resta un mistero Il sopralluogo dei Ris
di Vincenzo Caramadre
3 Minuti di Lettura
Venerdì 10 Agosto 2018, 15:55

Omicidio di Esperia: l’arma del delitto resta un mistero.
Ieri mattina c’è stato un dettagliato sopralluogo nell’abitazione di via Provinciale numero 17 ad Esperia, dove il primo agosto scorso si è consumato il delitto di Antonio Teoli, 68enne pensionato del posto. Un delitto che sarebbe avvenuto per mano del figlio Mario Teoli 30enne, disoccupato, arrestato nell’immediatezza dei fatti dai carabinieri della compagnia di Pontecorvo.
Oltre due ore, nel corso delle quali è stata ricostruita la scena del crimine ed è stata eseguita soprattutto un’accurata perquisizione per cercare l’arma del delitto, ma non è stata trovata. Procura e carabinieri cercano l’arma del delitto per chiudere il caso.
Il pensionato, come noto, è stato attinto da almeno cinque fendenti tra l’addome a il torace con un un pezzo di vetro. L’autopsia, svoltasi nelle ore successive al delitto, ha confermato la compatibilità delle ferite mortali, almeno due all’altezza del fegato, con un pezzo di vetro, ma quello che hanno in mano gli investigatori non sarebbe compatibile con le ferite per questo ieri mattina c’è stato il sopralluogo dei Ris di Roma, diretti dal capitano Cesare Rapone, e dei collegi di Pontecorvo agli ordini del tenente Vittorio Tommaso De Lisa, alla presenza del sostituto procuratore Emanuele De Franco e del medico legale Daniela Lucidi. Presente anche l’avvocato Angelo Pollino,  legale del presunto assassino.
Il quadro delle indagini non è mutato, ma non sono esclusi, a questo punto, altri accertamenti.
Di che natura e di che genere ancora è presto per dirlo, certo è che il medico legale nelle prossime settimane dovrà stilare la consulenza nella quale individuare, alla luce dell’autopsia e degli accertamenti successivi, le cause di morte e la dinamica dell’omicidio.
Nel frattempo lui, il 30enne in carcere ormai da dieci giorni con l’accusa di omicidio volontario aggravato, non cambia linee: rimane chiuso nel suo silenzio.
Le uniche spontanee dichiarazioni sono state resa al Pm dopo il fermo con le quali ha sostenuto di “non ricordare nulla”, ma “di non aver colpito il padre”.
E’ rinchiuso nel carcere di Cassino, dove ha incontrato il suo legale e oggi terminerà il periodo di isolamento e sarà trasferito nel braccio ordinario a contatto con gli altri detenuti.
“Attendiamo di conoscere gli esiti di tutti gli accertamenti, solo dopo potremmo esprimere giudizi su quella che è stata la ricostruzione. Non escludo, però, specifici accertamenti di tipo sanitario nei confronti del mio assistito, ma, ripeto, oggi è comunque prematuro parlarne”, ha spiegato l’avvocato Pollino.
Nel frattempo i carabinieri di Pontecorvo e i colleghi del reparto investigativo del comando provinciale, vanno avanti con le indagini per ricostruire minuto per minuto quella terribile serata di dieci giorni fa. Un litigio, solo l’ultimo in ordine di tempo, finito in tragedia. Dissapori tra padre e figlio che, nel corso degli anni, dopo la morte della madre avvenuta oltre 10 anni fa, si sono incrinati sempre più, fino al tragico epilogo.

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