Elezioni, gli esperti e le strategie: «Meloni la più efficace, Salvini ha perso smalto. A Calenda serve tempo»

Esperti e sondaggisti valutano le mosse dei leader: «Puntare su “Pronti” l’ha premiata»

Elezioni, gli esperti e le strategie: «Meloni la più efficace, Salvini ha perso smalto. A Calenda serve tempo»
di Francesco Malfetano
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Venerdì 9 Settembre 2022, 09:32 - Ultimo aggiornamento: 10:16

Credo. Pronti. Scegli. La tappezzeria urbana dei manifesti politici è solo la punta dell'iceberg di questa campagna elettorale estiva. Tra comizi e video su TikTok la corsa al 25 settembre, per gli esperti, è stata però meno efficace di un tempo un po' per tutti. «Non mi sento di colpevolizzare i partiti perché hanno avuto pochissimi giorni a disposizione - spiega Carlo Buttaroni, sondaggista e presidente di Tecnè - ma i pochi fondi e la scarsa cultura comunicativa sta imprimendo un ritmo piuttosto basso alla campagna». Nonostante ciò, sondaggi alla mano, c'è inevitabilmente chi fa meglio di altri.

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STABILITÀ
Ad esempio tutti concordi sul fatto che il consolidamento costante di Fratelli d'Italia come primo partito in termini di consenso (quantomeno ad oggi) è dovuto anche «alla scelta di una campagna di basso profilo ed uno slogan che richiama stabilità». Quel Pronti che campeggia in bella vista alle spalle di Giorgia Meloni un po' ovunque, come spiega il direttore scientifico dell'istituto Ipsos Enzo Risso «non è la formula aggressiva scelta in passato dal partito, ma uno slogan confermativo che tende a dare forza non al suo essere anti-draghiana, ma al suo essere a-draghiana. Cioè tende a sottolineare non il suo essere stata all'opposizione ma il suo essere qualcosa di diverso». Una scelta che, prendendo l'ultima Supermedia dei sondaggi pubblicati realizzata da YouTrend, gli permette di attestarsi al 24,4%, con una tendenza a continuare a crescere.


Chi invece potrebbe aver sbagliato qualcosa è il Partito democratico. I dem oggi «non sembrano aver centrato bisogni e attese dei cittadini». Secondo Antonio Noto, presidente dell'Istituto Noto sondaggi, «La campagna Scegli di Enrico Letta, basata sulla contrapposizione con il centrodestra, sarebbe stata ottima se il campo largo avesse retto, e probabilmente è stata studiata per quello scenario. Ora però non è una valida alternativa». E i dati (-0,7% rispetto alla settimana scorsa) sembrano confermarlo. «È come se, una volta iniziata la partita, si fossero presentati al campo sbagliato» ironizza Buttaroni.


Al contrario a registrare la tendenza più dinamica verso l'alto e, quindi, a recitare il ruolo più efficace con la sua campagna Giusta, è probabilmente Giuseppe Conte. «Il ritorno all'identità di base gli ha permesso di recuperare il dialogo con un elettorato deluso che lentamente si sta risvegliando» dice Risso, alludendo al quasi sorpasso compiuto sulla Lega secondo i sondaggi. Per il presidente di Tecné invece, la chiave di volta è stata «individuare qual era la bandiera da issare e difendere come tema identitario: cioè il reddito di cittadinanza».


LA TENDENZA
Discorso inverso per Matteo Salvini, da sempre considerato un animale da competizione elettorale. «Ci rivedo il Matteo Renzi durante il declino nel Pd - continua Noto - è molto presente in campagna elettorale e capace di individuare i temi giusti, ma non gli basta. Analizzando la curva dei cicli di vita di un politico, quando finisci in picchiata repentina, puoi fare qualsiasi cosa, la tendenza è quasi impossibile da invertire». Il suo Credo in pratica, rischia di essere una mossa tardiva. Un po' come per Forza Italia che, pur capace di sovvertire le attese rispetto ad un partito personale, sta conducendo una campagna «giusta» rispetto ai temi, ma non trova «l'amalgama comunicativa» che gli permette di arrivare. «L'effetto Silvio» aggiunge Buttaroni «oggi è relativo».
Infine, «la vera novità» della campagna elettorale per Noto sono stati Carlo Calenda e Matteo Renzi. «In un momento tanto delicato per il Paese, il concetto di serietà su cui battono sembra avere presa sugli elettori - aggiunge - e non è detto non arrivino alla doppia cifra». Non è detto però che l'exploit arrivi: «pagano l'aver avuto meno tempo degli altri» per strutturare l'identità del partito conclude Risso. «La scelta di coalizzarsi è avvenuta in agosto, la gente inizia a conoscerli ora e questo potrebbe trainarli» fino al 25 settembre.
Del resto l'incognita è proprio questa. Quando mancano poco più di due settimane al voto, gli indecisi sono il principale partito del Paese. L'effetto sorpresa quindi, può essere dietro l'angolo.

 

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