Bollette, la tregua dei partiti dalle piazze al palazzo. Da Meloni a Letta: le posizioni in campo

Giovedì in aula la discussione sugli aiuti per l'energia. Da Meloni a Letta, asse per una pausa elettorale. Ma sul deficit ricette diverse

Bollette, la tregua dei partiti dalle piazze al palazzo. Da Meloni a Letta: le posizioni in campo
di Francesco Bechis
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Domenica 11 Settembre 2022, 12:27 - Ultimo aggiornamento: 14:11

La ricorrenza, va detto, non è benaugurale. L'ultima volta che il dl Aiuti è finito in aula, di giovedì, era al Senato, giovedì 14 luglio: il giorno in cui è caduto il governo Draghi. Questa volta però la politica non promette battaglia ma tregue.

Fra quattro giorni approderà a Montecitorio il dl Aiuti-bis. Un provvedimento da 17 miliardi di euro per venire incontro a famiglie e imprese schiacciate dalla crisi. Troppo importante, troppo urgente per finire nel tritacarne della campagna elettorale.

LA TREGUA

E infatti un fronte bipartisan della politica che comprende i due arci-avversari di questa sfida, la leader di FdI Giorgia Meloni e il segretario del Pd Enrico Letta, ha proposto di mettere in stand-by per un giorno il rush alle urne

«Giovedì 15 settembre sarò al mio posto in Parlamento per discutere del decreto aiuti», ha annunciato ieri Meloni, che per rientrare a Roma salterà un comizio previsto a Bologna. «Difendere gli interessi degli italiani ha la priorità su tutto, anche su una campagna elettorale importante e decisiva come questa. Auspico che tutte le forze politiche abbiano lo stesso senso di responsabilità di Fratelli d’Italia», l'appello agli altri partiti. Raccolto dal Pd, che rivendica di aver auspicato per primo una "tregua" per intervenire con urgenza contro il caro-bollette. Così come da Giuseppe Conte: ieri da Firenze il presidente del Movimento Cinque Stelle ha assicurato che la sua pattuglia parlamentare voterà sì.

Il pit-stop nella corsa fra i tornanti della campagna ha già una data fissata in calendario. Il 15 settembre la politica si sposterà in via eccezionale dalle piazze al palazzo. E si prenderà una pausa, per portare a casa prima che sia troppo tardi un provvedimento chiave contro il caro-energia. 

I DECRETI

Dentro ci sono infatti misure urgenti. Come il rafforzamento del bonus sociale per l’energia elettrica e per il gas esteso al quarto trimestre del 2022 o la sospensione delle «modifiche unilaterali dei contratti di fornitura», una premura per tutelare gli utenti dal rincaro alle stelle delle bollette. O ancora la riduzione dell'Iva sul gas metano, sia per gli usi civili che industriali, e la proroga della riduzione di 25 centesimi al litro delle accise sui carburanti. 

Ma come in tutti i decreti emergenziali anche il Dl-Aiuti-bis ha preso nelle ultime settimane la forma di un decreto omnibus con dentro un po' di tutto, dal bonus psicologo alla discussa norma sul «docente esperto». E di qui nasce lo stallo, perché su uno dei punti più controversi - e in particolare su un passaggio sulla responsabilità solidale sulla cessione dei crediti - è nato un braccio di ferro tra governo e Movimento Cinque Stelle che ha innervosito non poco Palazzo Chigi e rischiato di mettere in stand-by il decreto. 

Gli sminatori sono al lavoro e da tutti i partiti c'è ottimismo sull'approvazione del decreto. Che però non sarà l'unico in discussione in aula giovedì prossimo. Sì perché i partiti si troveranno a dibattere di un altro e non meno decisivo decreto, l'Aiuti-ter, che può ridare ossigeno all'economia italiana sotto il torchio della crisi energetica, prima che sia troppo tardi.

LE POSIZIONI

Sul tavolo, ha deciso il Cdm di giovedì scorso, ci sono 6,2 miliardi di euro ricavati dall'extra-gettito tributario che si possono portare a 12-13 miliardi, fanno sapere dal Mef. Una cifra che potrebbe non essere sufficiente - fanno sapere fra gli altri FdI e Pd. Che vorrebbero portare la somma intorno ai 20 miliardi di euro. Come? Dal Nazareno hanno le idee chiare: ricavando i fondi mancanti dall'aumento delle tasse sugli extra-profitti delle aziende energetiche, ha spiegato al Messaggero il responsabile Economia della segreteria di Letta Antonio Misiani. 

Il tutto, però, senza sforare i limiti del deficit. Ovvero ricorrendo a quello scostamento di bilancio che a Bruxelles sarebbe visto come fumo negli occhi e soprattutto potrebbe finire sotto la scure della Commissione Ue.

Ipotesi che però trova l'accordo della Lega, con il leader Matteo Salvini che rispolvera il «debito buono» (copyright Draghi) e apre a uno sforamento del deficit: «Se serve, si fa. Ma deve essere l’extrema ratio». Poi l'avvertimento agli avversari (e non solo): «Sono terribilmente preoccupato e sconcertato dai miei colleghi segretari di partito, soprattutto a sinistra, che non capiscono che luce e gas sono un’emergenza nazionale, rischiamo la catastrofe».

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