Romano Prodi
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La partita nomine/ Commissione Ue l’Italia acceleri per evitare i saldi di fine stagione

Domenica 4 Agosto 2019 di Romano Prodi
Speravo proprio che il lungo e cordiale colloquio fra Conte e Ursula von der Leyen, dopo aver toccato i temi più generali riguardanti i futuri rapporti fra l’Italia e l’Unione Europea, avrebbe affrontato in modo concreto la proposta di nomina del Commissario italiano. Lo speravo prima di tutto perché la mia passata esperienza mi ha reso evidente che, nel processo di nomina dei commissari europei, chi tardi arriva male alloggia. Quando le caselle sono infatti prenotate, anche solo da accordi informali, diventa molto difficile inserirsi in un quadro nel quale il complesso intreccio degli interessi nazionali ha già trovato concrete ipotesi di intesa. 

Lo speravo anche perché pensavo che si sarebbe dovuto arrivare alla concordata proposta di un nome e di un ruolo che avrebbero più facilmente potuto ottenere la necessaria approvazione del Parlamento Europeo. Obiettivo non semplice dopo la decisione italiana che la designazione del candidato spetti alla Lega, cioè ad un partito sovranista che si oppone alla maggioranza in carica e che ha addirittura votato contro la candidatura della stessa von der Leyen.
Sembra che sia invece arrivata a Conte una serie di nomi numerosa e non specificamente finalizzata al ruolo a cui l’Italia sembra ambire. L’unico obiettivo che si sente ripetere è quello di aspirare ad un importante dicastero economico. 

Data l’improponibilità di ottenere il portafoglio degli Affari Economici e Monetari, che avrebbe il compito di giudicare sulla sostenibilità del nostro debito, l’attenzione sembra concentrarsi verso il commissariato alla Concorrenza. La sua competenza consiste soprattutto nel controllare i cartelli, gli abusi di posizioni dominanti, le combinazioni antitrust e gli aiuti di Stato. Riguarda cioè soprattutto i comportamenti collusivi tra le grandi imprese, riguardo ai quali l’interesse italiano, dato che non abbiamo più grandi imprese, è oggi divenuto purtroppo marginale. Fa solo eccezione il caso degli aiuti di Stato, che tocca direttamente l’Alitalia ma che mi sembra un capitolo già chiuso.
Resta inoltre da sottolineare che il portafoglio della Concorrenza è divenuto progressivamente meno politico e più tecnocratico. Esso è inquadrato da regole sempre più strette, tanto che è stato addirittura proposto di cancellarlo, per affidarne i compiti ad un’autorità indipendente. Inoltre Marghrete Vestager, candidata in carica, ha forti probabilità di essere confermata, pur essendo stata contestata da Francia e Germania per essersi opposta alla fusione del settore ferroviario di Siemens e Alsthom. Tutto ciò rende estremamente difficile la vittoria di una battaglia fondamentalmente inutile.

Se si ha come guida il perseguimento degli interessi italiani (che pure non dovrebbe essere prioritario nell’ambito europeo ma che è così preminente per la Lega) mi sembra più appropriato riservare un’attenzione particolare ad altri settori come l’agricoltura e l’industria.
Sull’industria non è necessario spendere molte parole perché, pur avendo perduta la nostra presenza nel settore delle grandi aziende, siamo pure il secondo Paese manifatturiero di un’Europa che ha bisogno di lanciare una nuova imprenditorialità e rafforzare la crescita e l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Si tratta di un portafoglio che non ha ancora le dimensioni e il ruolo che dovrebbe ricoprire ma che sta attirando una forte attenzione da parte di un crescente numero di Paesi. 

Gigantesco è invece il bilancio dell’Agricoltura, che da un lato deve ancora gestire la difesa di un settore sempre più aperto alla concorrenza internazionale ma che, proprio in conseguenza di questo, ha l’obbligo di rafforzare sempre di più le specializzazioni europee, nelle quali l’Italia è tra i leader indiscussi. Alla difesa della qualità e dei prodotti tipici si aggiunge inoltre l’obbligo di rafforzare la presenza nell’organizzazione dei mercati e degli aiuti diretti agli agricoltori: un portafoglio più corposo e importante di quanto la comune opinione non pensi. 

Non voglio a questo punto fornire la lista esauriente di quali siano gli interessi italiani nel campo del commercio, dell’energia o della digitalizzazione, anche perché dipendono dalla capacità del futuro Commissario di rafforzarne l’importanza con concrete strategie, nutrite da adeguati aumenti del bilancio del dicastero. E, dato che il nostro governo ha sempre insistito su un dicastero economico, trascuro del tutto di sottolineare quanto sarebbe positivo avere competenza sui grandi problemi delle migrazioni. Mi limito, alla fine di questa troppo rapida analisi, a ricordare quanto potrebbe essere economicamente e politicamente rilevante assumere la responsabilità dello Sviluppo e della Cooperazione economica. Questo portafoglio (anche per l’impulso del direttore italiano Stefano Manservisi) sta raggiungendo il bilancio di 10 miliardi all’anno e costituisce un ponte con l’Africa e il Mediterraneo di importanza unica e, non ultimo, una concreta possibilità di presenza delle nostre imprese.

Di fronte a questo quadro così complesso non abbiamo finora avuto nessuna discussione nell’ambito del governo e, ovviamente, nessun dibattito parlamentare. Di conseguenza il Presidente del Consiglio si è dovuto limitare a ricevere indefinite istruzioni balneari da parte della Lega e non ha potuto chiudere alcun discorso con la Presidente della Commissione. Nel frattempo tutti i migliori alloggi stanno per essere occupati. 
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