Paolo Balduzzi
Paolo Balduzzi

Altolà di Bruxelles/Il controllo della spesa che serve alla crescita

di Paolo Balduzzi
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Lunedì 29 Novembre 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 00:53

Ci sono due elementi del bilancio dello Stato che sono strettamente collegati tra di loro e che rischiano di innescare un cortocircuito decisivo nei prossimi mesi. Il primo è la riforma fiscale. Preparata da un lungo lavoro delle commissioni parlamentari competenti e più volte annunciata dallo stesso governo, al momento è ancora a uno stato embrionale e ipotesi e supposizioni sono molto di più rispetto ai risultati effettivamente raggiunti. Che, peraltro, sono ancora nulli: non esiste ancora la legge delega, approvata in bozza dal governo mesi fa ma ormai scomparsa chissà dove in Parlamento; non esiste un vero e proprio progetto di riforma generale, se il massimo che si è riusciti a proporre finora è un “semplice” taglio delle aliquote Irpef. Non esistono, a essere sinceri, nemmeno grandi risorse: al momento tutte le ipotesi ruotano intorno ai famosi 8 miliardi già inseriti nella disegno di legge di Bilancio. Per avere un’idea degli ordini di grandezza, basti ricordare che fino a pochi anni fa il bilancio conteneva una clausola di salvaguardia contro l’aumento di qualche punto delle aliquote Iva che valeva oltre 25 miliardi a regime. Una cifra comunque superiore a quella dei fantomatici 20 miliardi di cui parla qualcuno e che, in ogni caso, conterrebbero proventi non strutturali dalla lotta all’evasione e perfino una quota di copertura in deficit. 

Non certo le fondamenta necessarie per una riforma fiscale strutturale. In ogni caso, cifre e tabelle hanno già riempito i giornali: ed è positivo che se ne parli. Basta essere chiari sul fatto che è ancora prematuro fare conti definitivi sui guadagni: l’Irpef ha una struttura complessa, il debito d’imposta non dipende solo dalle aliquote ma anche dalle cosiddette spese fiscali (deduzioni e detrazioni) cui uno specifico contribuente ha diritto. E molte di queste dovrebbero sparire, annullando per qualcuno la diminuzione dell’aliquota. Il caso più eclatante è, per esempio, quello delle detrazioni per carichi famigliari, assorbite sì da un assegno unico e universale per figli ma che universale lo è davvero solo sulla carta. Anzi, il passaggio all’assegno unico potrebbe diventare penalizzante per chi ha un immobile di proprietà e un reddito superiore ai 50.000 euro. Esattamente, per rendere l’idea di quanto sono complessi i calcoli da fare, quel livello di reddito che sembra avvantaggiato dalle prime (incomplete) stime sulla riforma dell’Irpef. Ma altre detrazioni sono nel mirino del fisco, a partire da quelle, peraltro potenzialmente utilissime, del bonus 110 per cento. 


Pure l’aspetto redistributivo è da valutare attentamente: perché è vero che le aliquote si abbassano ma le differenze tra i diversi scaglioni restano notevoli. Infine, al momento si parla principalmente di taglio all’imposta sulle persone fisiche. Che potrebbe essere una buona notizia per chi ha un reddito, ma per chi non lo ha ed è in cerca di lavoro cambia poco. Servirà quindi agire al più presto anche sul lato della domanda di lavoro per diminuire il cuneo fiscale (le imposte, pagate da aziende e lavoratori, che diminuiscono lo stipendio lordo) e stimolare l’occupazione. È una riforma da buttare? Certo che no. Anzi, finalmente è sul tavolo. Ma, visto che c’è ancora tutto il tempo, è una riforma da migliorare. E per migliorarla, a parte la saggezza di cui ci sia augura saranno dotati l’apposita (ed ennesima) Commissione tecnica e, in ultima analisi, lo stesso legislatore, servono risorse. 


Dove trovarle? È qui che si arriva al secondo elemento del bilancio cui si faceva riferimento: la spesa pubblica. Molto meno enfatizzato che negli anni passati, è arrivato nei giorni scorsi il via libera della Commissione europea al Documento programmatico di bilancio (Dpb) italiano. Nessuna teatrale tirata d’orecchi, nessuna minaccia di procedura di infrazione, tanto più che le regole del Patto di Stabilità saranno ancora sospese per tutto il 2022. Tuttavia, Bruxelles insiste molto su come la spesa corrente italiana stia aumentando troppo in fretta (+ 1,5%): siamo sul podio dei paesi in cui questa cresce di più. Ed esprime una certa preoccupazione per il fatto che i soldi del Recovery Fund siano utilizzati più per questa che per gli investimenti, cioè quella spesa in grado di stimolare la crescita economica. Quindi, nonostante sia accompagnato da diverse spolverate di zucchero, non manca il suggerimento della medicina: occuparsi al più presto della sua riduzione, alla luce anche del fatto che deficit e debito restano a livelli elevatissimi e, nel medio periodo, insostenibili senza un’adeguata crescita dell’economia.
Ora, riforma delle imposte e dinamica della spesa pubblica possono incontrarsi virtuosamente oppure creare un sacco di problemi al bilancio del Paese.

Ovviamente, la speranza è che la riduzione della spesa si realizzi e che in questo modo si trovino le risorse strutturali per una vera e non marginale diminuzione delle imposte, sia sui cittadini che sulle aziende. Tuttavia, il timore è che nei prossimi mesi succeda esattamente l’opposto. Dopo la nomina, in primavera, del Presidente della Repubblica, comincerà una lunga campagna elettorale che porterà alle elezioni per la XIX legislatura. Se queste elezioni si terranno nel 2022 o nel 2023 è ancora prematuro sapere; ciononostante, la riduzione della spesa non è tradizionalmente uno degli argomenti preferiti per la campagna elettorale. 


Meglio quindi, se lo si vuole seriamente, farlo subito. E, per non perdere ulteriormente tempo, cominciare ad aprire quei cassetti dove sono stati chiusi a doppia mandata tutti i dossier prodotti negli ultimi dieci anni sulla revisione della spesa: i rapporti Giarda e Cottarelli, giusto per fare dei nomi, o il rapporto sulla Revisione triennale della spesa triennale, fermo al 2017. Senza controllo della spesa non ci sarà nessuna vera diminuzione delle imposte.
E, senza riduzione delle imposte, la crescita prevista per i prossimi anni sarà presto solo un lontano ricordo.
 

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