Il lavoro: quello da casa non è sempre smart working

Il lavoro: quello da casa non è sempre smart working
di MARIO BARONI
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Aprile 2020, 11:11 - Ultimo aggiornamento: 6 Maggio, 16:43
«Ma questo non è smart working, è solo remote working», precisa Roberto Race, segretario generale del think tank Competere.Eu. Almeno per la gran parte di chi dice di praticarlo o di farlo praticare. Secondo la Fondazione dei consulenti del lavoro, i dipendenti italiani potenzialmente occupabili in smart working (manager e quadri, professionisti, tecnici e impiegati d'ufficio) sono 8 milioni 359 mila. Se ad un terzo di questi fosse concessa la possibilità di lavorare saltuariamente o stabilmente in modalità agile, si raggiungerebbero i 2 milioni 758 mila. «Il lavoro agile rappresenta un vero e proprio modello organizzativo per le aziende e necessita di un approccio e di strumenti gestionali diversi», spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione. È dunque la necessità del distanziamento sociale e l'obbligo di restare a casa che ha trasformato il lavoro da remoto in smart working.

TRA FABBRICA E PRIVATO
Da leva per un più equilibrato rapporto privato-lavoro (strumento ideale per il welfare aziendale), lo smart working si è trasformato in una condanna per chi il lavoro ce l'ha e ha dovuto continuare a praticarlo in queste settimane di attività in continuum. Magari con connessioni inadeguate, con pc familiari convertiti alla bisogna, con l'utilizzo di modalità e piattaforme diverse dal vecchio Skype fino al flessibile Zoom. Naturalmente ci sono i lati positivi anche in questo succedaneo di smart working: finora gli italiani hanno complessivamente risparmiato più di 100 milioni di euro, accumulato oltre 10.000 ore di tempo libero e non emesso in atmosfera oltre 60 tonnellate di Co2. È quanto emerge dai dati del #ColleghiAmoilLavoro, la prima piattaforma in Italia che permette di quantificare gli effetti del lavoro a distanza.
Ci sono anche i casi di eccellenza, sia dal lato dei fornitori sia dal lato degli utilizzatori di questo strumento nato per introdurre flessibilità non schiavitù domestica nella relazione vita-lavoro.
«Il lavoro da remoto lo abbiamo metabolizzato da anni - spiega Orazio Viele, direttore della divisione Ricerca e Innovazione di Engineering, alla testata online wewelfare.it - è nel nostro dna. Certamente per chi come noi lavora nell'Ict, o per chi lavora sul web, abituarsi allo smart working è più facile». Engineering gestisce da remoto 250 mila postazioni di lavoro per conto di circa 400 clienti, soprattutto italiani. Ma smart working non è solo lavoro da remoto, è utilizzo di tecnologia, di processi nuovi che riducono la mobilità delle persone e che fanno crescere la produttività. Sostenibilità ambientale, worklife balance per i lavoratori, efficienza nell'attività produttiva: tutto grazie all'uso della tecnologia.

ACCORDI SINDACALI
Un esempio positivo viene dall'esperienza di Intesa Sanpaolo. Ad oggi in Italia sono oltre 39.000 mila le persone messe in grado di lavorare da casa ed è stato tolto il limite delle otto giornate mensili. Ciò è stato possibile grazie ad una situazione di partenza tra le più avanzate in Italia, raggiunta in accordo con le sigle sindacali, che vedeva già a dicembre 2019 circa 14.000 persone abilitate in Italia e un obiettivo per il 2021 di 24.000 per l'intero gruppo. Benché l'istituto abbia aumentato i servizi che possono essere svolti tramite web e app per disincentivare le visite dei clienti in filiale - a tutela dei dipendenti e dei clienti - alcune attività non permettono il ricorso al lavoro flessibile.

UN PO' DI FERIE IN PIÙ
A chi lavora nelle filiali e a chi non può fare smart working sono state riconosciute sei giornate di ferie aggiuntive rispetto alle previsioni di legge e del Ccnl in virtù della situazione straordinaria e in segno di riconoscimento per il concreto impegno ad assicurare i servizi al pubblico. Lo smart working è uno degli strumenti di welfare del Gruppo Intesa Sanpaolo, il sistema di supporto che affronta concretamente il tema dell'inclusione, della gestione del tempo e, più in generale, dell'equilibrio tra i tempi della famiglia e i tempi del lavoro. Ciò anche a vantaggio, diretto o indiretto, della componente femminile, superiore alla metà dei 90.000 dipendenti del gruppo.
Intesa Sanpaolo è tra le aziende maggiormente impegnate nello smart learning avendo attualmente tutte le 65.000 persone impiegate in Italia, abilitate alla formazione flessibile da casa attraverso una piattaforma digitale accessibile da tutti i device (pc, smartphone e tablet), un grande sforzo per assicurare ai dipendenti un continuo aggiornamento e una preparazione adeguata anche nella situazione di contenimento attuale.
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA