Pil, Svimez: Mezzogiorno in recessione, Centro e Nord per ora tengono

La Svimez fotografa un Paese spaccato in due: regioni meridionali in crescita negativa nel 2023. L’economia settentrionale aumenterà dello 0,8% in media l’Italia segnerà un incremento dello 0,5%

Pil, Svimez: Mezzoggiorno in recessione, Centro e Nord per ora tengono
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Martedì 29 Novembre 2022, 01:11 - Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 06:30

Crescono Centro Italia e Nord, crolla il Sud. Molto più di una semplice frattura: le stime dell’associazione Svimez fotografano un’Italia spaccata in due, con il Mezzogiorno in recessione nel 2023 (e 500mila poveri in più) mentre le Regioni del Centro Nord vedranno il prodotto interno lordo salire, anche se di poco. Un mix di ingredienti fatali sta ampliando drasticamente il divario tra Nord e Sud, perché agli effetti della pandemia si sono aggiunti quelli della guerra, del caro energia, dell’inflazione. «Il Pil del Centro Italia secondo le nostre previsioni crescerà dello 0,77% l’anno prossimo, dopo il +3,27 del 2022 – spiega al Messaggero il direttore dello Svimez Luca Bianchi – e Toscana e Lazio talloneranno le regioni forti del Nord, come Veneto e Emilia Romagna». 

Lo scenario

Più nel dettaglio, il Rapporto dell’associazione presentato ieri alla Camera, davanti ai ministri Fitto e Musumeci, prevede un calo del Pil al Sud dello 0,4% (contro il +2,9% di quest’anno) e una crescita dello 0,8% al Centro Nord (+4% nel 2022).   Guardando invece al dato medio italiano, il Pil nel 2023 dovrebbe attestarsi secondo la Svimez intorno al +0,5%, dal +3,8% del 2022. Numeri che suonano come lo stridere di una frenata.

«Al Sud il 30 per cento delle famiglie ha redditi bassi o bassissimi e spende soprattutto in beni alimentari e bollette, ecco perché lo shock inflazionistico sta aumentando il divario rispetto alle regioni del Centro, dove la quota di famiglie in povertà sul totale è al 14%, e del Nord, dove sono il 13% i nuclei con redditi sotto la soglia di allarme», sottolinea Luca Bianchi. Dunque, per quanto riguarda le famiglie, a subire maggiormente le conseguenze dei rincari della bolletta energetica e dei beni di prima necessità sono i nuclei a reddito più basso, maggiormente presenti al Sud, per i quali l’incidenza dei cosiddetti costi incomprimibili arriva a coprire circa il 70% dei consumi totali visto che spendono poco o nulla in servizi, meno interessati dagli aumenti. Nel corso del 2022 i prezzi al consumo dovrebbero crescere in media dell’8,3% al Centro-Nord e del 9,9% nel Mezzogiorno, stima la Svimez. Risultato? A causa dei rincari dei beni energetici e alimentari l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta potrebbe lievitare di circa un punto percentuale, salendo all’8,6%, con forti eterogeneità territoriali: +2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, contro lo 0,3% del Nord e lo 0,4% del Centro. Il Rapporto Svimez stima poi in valori assoluti 760 mila nuovi poveri causati dallo shock inflazionistico (287 mila nuclei familiari), di cui mezzo milione al Sud. Infine, l’aumento dei prezzi di energia elettrica e gas si traduce in un aumento in bolletta annuale di 42,9 miliardi di euro per le imprese industriali italiane: il 20% circa (8,2 miliardi) pesa sull’industria del Mezzogiorno, il cui contributo al valore aggiunto industriale nazionale è tuttavia inferiore al 10%. Fari accesi pure sul reddito di cittadinanza, il sussidio che il governo vuole mandare in pensione nel 2024. 

I nuclei con un occupato in povertà in Italia sono 877 mila di cui circa 280 mila al Sud, avverte l’associazione. Come se nesce? Per la Svimez il governo deve assicurare continuità alle misure contro il caro energia e accelerare il rilancio degli investimenti pubblici e privati. La buona notizia è che nel 2024 dovrebbe tornare la ripresa, sulla scia del generale miglioramento della congiuntura internazionale e del rientro dell’inflazione che dovrebbe scendere al +2,5% nel Centro-Nord e al +3,2% nel Mezzogiorno. Si stima che il prodotto interno lordo aumenti nel 2024 dell’1,5% a livello nazionale, per effetto del +1,7% del Centro-Nord (+1,21% al Centro) e del +0,9% al Sud. 

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