Oro, perché il prezzo sta volando? Gli acquisti record e l'effetto inflazione, è corsa al bene rifugio

La Banca d’Italia è il quarto detentore al mondo con 2.500 tonnellate, Stati Uniti e Germania al top. L’inflazione ha indotto gli istituti ad aumentare la riserva nei loro forzieri di oltre 750 tonnellate

Oro, perché il prezzo sta volando? Gli acquisti record e l'effetto inflazione, è corsa al bene rifugio
di Francesco Bisozzi
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Sabato 14 Gennaio 2023, 22:03 - Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 01:46

Banche centrali affamate di lingotti. Nel 2022 il salto acrobatico dell’inflazione ha accelerato la corsa all’oro. Nei primi undici mesi dello scorso anno le banche centrali hanno acquistato più di 750 tonnellate di metallo giallo, un livello che non si vedeva da mezzo secolo circa. I numeri sono del World Gold Council, che nei prossimi giorni pubblicherà il report con i dati su tutto il 2022. Stabili le riserve auree della Banca d’Italia, quarto detentore al mondo con quasi 2.500 tonnellate d’oro in pancia, tra monete e lingotti. Intanto il prezzo del bene rifugio, che stando agli analisti dovrebbe continuare il rally intrapreso lo scorso anno per tutto il 2023, ha appena sfondato quota 1.900 dollari l’oncia. I prezzi del metallo giallo viaggiano in rialzo dall’inizio di novembre per effetto delle turbolenze dei mercati, del rischio recessione e, naturalmente, dell’aumento degli acquisti di oro da parte delle banche centrali che hanno sostenuto la domanda.

RITORNO AL 1974

Nel dettaglio, nei primi nove mesi del 2022 le banche centrali hanno acquistato 673 tonnellate d’oro, un record dal 1967. Secondo i dati del World Gold Council il volume di acquisto è esploso nel terzo trimestre con 400 tonnellate incamerate, un picco mai registrato da quando il World Gold Council compila i dati trimestrali, quindi dal 2000. A ottobre le banche centrali hanno aumentato le proprie riserve auree di 31 tonnellate, portandole al livello più alto dal 1974. E a novembre sono atterrate nei caveau altre 50 tonnellate circa, per un totale nel 2022 superiore a 750 tonnellate di acquisti.

Importante la spinta della Cina. La Banca popolare cinese, che non brilla per trasparenza quando si parla di riserve auree, a novembre ha comunicato di aver aggiunto oltre 30 tonnellate al suo tesoro, impegnando 1,8 miliardi di dollari. Oggi la banca centrale di Pechino deterrebbe quasi 2.000 tonnellate di metallo giallo. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti, con oltre 8mila tonnellate d’oro in cassaforte, poi c’è la Germania, il Fondo monetario internazionale e quindi l’Italia a quota 2.452 tonnellate. Va segnalato che Bankitalia detiene circa 4 tonnellate sotto forma di moneta e le rimanenti sotto forma di lingotti, la maggior parte a forma prismatica, quella tradizionale, ma diversi esemplari presentano la forma di parallelepipedo o mattone, di tipo americano, e di panetto di tipo inglese. Il peso dei singoli lingotti va da un minimo di 4,2 a un massimo di 19,7 chilogrammi. Poco più della metà del metallo giallo in possesso di Palazzo Koch è allocato all’estero per motivi pratici. 

 

OBIETTIVO 2.100 DOLLARI

A soffiare sul rally dell’oro, in rialzo di oltre il 15% da inizio novembre, ci sono anche le banche centrali di Turchia e degli Emirati Arabi Uniti. Istanbul con oltre 100 tonnellate di oro acquistate nel 2022, figura in cima alla lista dei compratori del 2022. A loro volta gli Emirati hanno incamerato a ottobre 9 tonnellate. Particolarmente attive pure le banche centrali dell’Uzbekistan e del Kazakistan, che a ottobre hanno acquistato rispettivamente 9 e 3 tonnellate per le loro riserve. Nel 2023, secondo alcuni analisti, il prezzo dell’oro potrebbe superare la soglia di 2.100 dollari l’oncia. «Le banche centrali hanno continuato ad aggiungere oro alle loro riserve anche in funzione anti-inflazione - spiega Eric Strand, gestore dell’ETF AuAg ESG Gold Mining - Ciò fa presumere che saranno meno severe in relazione agli aumenti dei tassi nel 2023, mentre è intuibile una nuova corsa all’oro nei prossimi anni».

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