GOVERNO

Statali: previsti aumenti di 87 euro, ma rischia il bonus sui redditi bassi

Sabato 2 Novembre 2019 di Andrea Bassi
Statali: previsti aumenti di 87 euro, ma rischia il bonus sui redditi bassi

Pareggiare Matteo Renzi. L'obiettivo è chiaro, ma il risultato non è ancora certo. Per i dipendenti statali il governo annuncia un aumento delle buste paga del 3,5%. Una somma analoga a quella garantita ai 3 milioni di lavoratori pubblici dall'ultimo rinnovo contrattuale, quello del triennio 2016-2018, firmato dalle organizzazioni sindacali quando a Palazzo Chigi c'era l'ex sindaco di Firenze. Allora l'aumento in busta paga fu del 3,48%, in media 85 euro lordi mensili per ogni statale. Questa volta, almeno stando alle simulazioni dell'Unsa-Confsal, l'incremento sarebbe di un paio di euro superiore: 87,67 euro, anche perché il 3,50% di aumento va ad incidere su buste paga leggermente più pesanti.

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Ad indicare la percentuale di aumento è la relazione illustrativa che accompagna la manovra di bilancio che, tuttavia, non è ancora stata trasmessa alle camere. Se non ci saranno intoppi, il provvedimento dovrebbe arrivare in Parlamento lunedì. Ma le modifiche sono ancora all'ordine del giorno. Dall'ultimo testo, per esempio, è stata cancellata la norma per armonizzare le indennità di amministrazione dei ministeri e della Presidenza del Consiglio. Una norma che, potenzialmente, avrebbe potuto portare aumenti anche di un paio di centinaia di euro, anche se destinati soltanto ad alcuni ministeri. Il comma è saltato per l'opposizione del Movimento Cinque Stelle, dopo la dura presa di posizione del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Buffagni.

IL DOCUMENTO
Ma torniamo agli aumenti degli statali. La relazione illustrativa parla, come detto, di incrementi del 3,50% pari a poco più di 87 euro al mese. Sempre secondo le simulazioni di Unsa-Confsal, date le risorse a disposizione, ossia 3,17 miliardi di euro a regime, questo comporterebbe che lo stanziamento sarebbe sufficiente a coprire sia l'aumento degli statali che dei comparti non contrattualizzati, come le forze dell'ordine. Tutto bene dunque? In realtà no. Non è chiaro, infatti, quale sarà innanzitutto il destino del cosiddetto «elemento perequativo». Si tratta di una voce di una ventina di euro lorde al mese che l'ultimo contratto aveva garantito agli statali con le buste paga più basse. Una voce che per ora è finanziata, ma per la quale servirebbero dal prossimo anno 240 milioni. Le ipotesi sono due. La prima è che questi soldi sono all'interno dei 3,17 miliardi stanziati dal governo. In questo caso l'aumento lordo mensile per tutti gli statali scenderebbe a 79 euro, al di sotto degli aumenti garantiti dal governo Renzi.

I CONTEGGI
La seconda ipotesi è che l'elemento perequativo possa essere cancellato (ma sarebbe decisamente impopolare) o rifinanziato in seguito. C'è anche da capire, inoltre, se lo stanziamento ricomprende anche l'indennità di vacanza contrattuale che al momento viene riconosciuta ai dipendenti pubblici. Se anche questa voce, insieme all'elemento perequativo, fosse nel calderone dei 3,1 miliardi, l'aumento medio mensile per gli statali scenderebbe ancora a circa 65 euro. «Anche se l'aumento fosse di 87 euro», spiega Massimo Battaglia, segretario generale di Unsa-Confsal, «mancherebbero ancora 44 euro, visto che soltanto per adeguare gli stipendi alla perdita di potere di acquisto dovuta all'inflazione sarebbe necessario un aumento del 5,2%».

Il tema del rinnovo del contratto del pubblico impiego, sarà uno di quelli che saranno affrontati lunedì dai sindacati con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha convocato a Palazzo Chigi le sigle dopo le proteste sulla manovra derivate soprattutto dai micro aumenti di 3 euro l'anno per le pensioni tra 1.500 e 2.000 euro lorde mensili.

Ultimo aggiornamento: 13:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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