Manovra, verso la proroga della cedolare per i negozi

Sabato 9 Novembre 2019 di Andrea Bassi e Luca Cifoni

Si avvicina la conferma del meccanismo di cedolare secca per gli affitti commerciali, quelli relativi ai negozi della categoria catastale C/1. La possibilità di applicare un'imposta sostitutiva del 21 per cento sul reddito derivante da questo tipo di locazioni, al posto del normale e solitamente più oneroso regime Irpef, era stata prevista in via sperimentale nella scorsa legge di Bilancio per i soli nuovi contratti stipulati nel 2019. Un'opzione che ricalca quelle in vigore da tempo per le locazioni abitative e che aveva l'obiettivo di favorire il rilancio del settore immobiliare, facendo emergere il sommerso e contrastando la desertificazione di alcuni centri urbani.
Mentre nella manovra appena inviata alle Camere è stata inserita la proroga della tassazione al 10 per cento per le locazioni abitative (invece del 15 a regime), nei testi non c'era traccia della norma sui negozi. Ma in queste ore crescono le probabilità che la lacuna sia colmata. Favorevole si è detto Daniele Pesco, presidente della commissione Bilancio del Senato (che sta esaminando il testo del disegno di legge Bilancio).

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La misura nella formulazione in vigore fino alla fine di quest'anno riguarda i negozi con superficie fino a 600 metri quadrati: veniva richiesta come condizione che non fosse in vigore al 15 ottobre del 2018 un contratto non scaduto per lo stesso immobile e tra gli stessi soggetti, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale. Il costo stimato della misura, in termini di minor gettito, è di 163 milioni l'anno, tenendo conto di una durata media dei contratti pari a 6 anni.
Anche il ministro per i Beni culturali e capo delegazione del Partito democratico nel governo, Dario Franceschini, ha aperto a misure per incentivare i negozi nei piccoli centri urbani. «Vorrei che si acquisisse la consapevolezza che alcune attività commerciali, in alcune parti del Paese, in particolar modo nei piccoli comuni che si stanno desertificando, hanno un valore sociale, aggregativo, identitario che va ben oltre il valore assoluto della libertà d'impresa e del valore dell'attività commerciale. Lo Stato deve fare qualche sacrificio per tutelare queste realtà», ha detto Franceschini, proponendo di introdurre un meccanismo di tax crediti simile all'art bonus.

Intanto se da un lato il ministro dell'Economia definisce «fisiologiche» le fibrillazioni politiche intorno alla manovra, dall'altro le misure contenute nel provvedimento continuano a non piacere a pezzi rilevanti del mondo produttivo. Ieri è stato il turno di Confindustria Lombardia. I vertici lombardi dell'associazione si sono schierati contro la Plastic tax e le altre misure che vanno a pesare sul sistema produttivo chiamando alla mobilitazione tutti i parlamentari eletti in regione, senza distinzione di colore politico. Il presidente Marco Bonometti ha inviato una lettera a ciascuno di loro denunciando i rischi di danni al sistema produttivo ed effetti collaterali come la perdita di oltre 60 mila posti di lavoro e chiedendo loro di impedire l'introduzione di norme come quella sulla plastica che viene definita solo «un'imposizione volta a recuperare risorse a discapito di consumatori, lavoratori e imprese». E gli imprenditori rilanciano l'allarme anche sul tema delle auto aziendali. Ieri è tornata a farsi sentire Aniasa, che in Confindustria rappresenta il settore del noleggio veicoli. Quella in arrivo, secondo l'associazione, è «una stangata fiscale miope che alleggerisce le retribuzioni dei lavoratori e rischia di provocare un crollo delle immatricolazioni del noleggio a lungo termine (circa 60.000 unità in meno previste per il prossimo anno) con minori entrate per l'erario e gli enti locali pari a 260 milioni e importanti ricadute sociali nell'intero comparto automotive». Il governo si attende invece maggiori entrate per circa 330 milioni.
 

Ultimo aggiornamento: 20:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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