Manovra, meno tasse su auto aziendali: stretta non retroattiva

Lunedì 18 Novembre 2019

Al di là degli emendamenti presentati dalle forze politiche, il governo ha chiaro l'obiettivo di ammorbidire almeno una parte delle nuove tasse inserite nella legge di Bilancio, che hanno almeno sulla carta una finalità ecologica ma allo stesso tempo rischiano di incidere pesantemente su alcuni settori industriali del Paese. Ecco quindi che lo stesso ministro Gualtieri è disponibile a modifiche, che dal suo punto di vista riguardano solo «il 5 per cento della manovra complessiva». Per quanto riguarda la tassa sulla plastica si punta a rivederne il perimetro in modo da tutelare l'industria dell'imballaggio (particolarmente attiva in Emilia-Romagna). Allo stesso modo dovrebbero essere salvaguardati i prodotti realizzati in materiali riciclato. Sul fronte della auto aziendali, il ministero dell'Economia ha già dato la disponibilità ad applicare la misura (che comporta una maggiore tassazione in capo ai dipendenti) solo sulle nuove immatricolazioni, escludendo quindi un effetto retroattivo. Allo stesso tempo si lavora per rendere più ecologico il profilo della norma, con una maggiore differenziazione in base alle caratteristiche inquinanti dei veicoli.

Manovra, la carica degli emendamenti: scontro su tasse e Quota 100

Verso l'eliminazione del prelievo dai prodotti riciclati
Le siringhe saranno escluse dalla plastic tax. È quanto prevede la legge di bilancio. Nell'articolo che inserisce l'imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego si precisa che «sono escluse dall'applicazione dell'imposta le siringhe rientranti tra i dispositivi medici classificati dalla Commissione unica sui dispositivi medici». Restano per il momento confermate le altre indicazioni sulla plastic tax. Il prelievo sarà di un euro al chilogrammo. Sul tavolo del governo c'è però l'ipotesi di escludere dal prelievo i prodotti fatti con materiali di plastica riciclata. In pratica si propone di anticipare l'applicazione della direttiva europea che prevede di eliminare l'imposizione sulle produzioni derivanti da materiali riciclati.

Resta il divieto di cumulo con i redditi oltre 30 mila euro
Sulle partite Iva in regime di flat tax resta invariato il limite di 65 mila euro di reddito. Riguardo al forfait viene mantenuto il paletto della non cumulabilità con i redditi sopra i 30 mila euro sia che si tratti di redditi da lavoro sia che si tratti di redditi da pensione. La manovra varata dal governo e ora all'esame del Parlamento indica poi anche il paletto delle spese non superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio. Non è più presente invece il limite relativo all'acquisto di beni strumentali. Resta infine la cancellazione dell'introduzione della flat tax al 20% per gli autonomi che dichiarano fino a 100 mila euro di reddito prevista dalla scorsa manovra e che sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2020.

Cedolare secca per i negozi c'è la proroga allo studio
Per i contratti stipulati nel 2019 e relativi alla locazione dei negozi è stata riconosciuta a certe condizioni la possibilità di applicare una tassazione al 21 per cento sul modello della cedolare secca per le abitazioni. Ma questa opzione è in scadenza e allo stato attuale non potrebbe essere esercitata nel 2020. Confedilizia e gli altri soggetti interessati premono per una proroga che il governo sarebbe disposto a riconoscere. Lo scopo della misura era quello di spingere il settore facendo emergere anche una quota di locazioni in nero. Allo stesso tempo l'agevolazione potrebbe avere un effetto positivo sul tessuto urbano delle città e indirettamente anche sulla sicurezza. Il costo della misura per un anno, in termini di minor gettito per lo Stato, si aggira sui 163 milioni.

Colpite le bevande analcoliche, possibili effetti sui consumatori
La sugar tax messa a punto dal governo nella legge di bilancio e ora all'esame del parlamento, che prevede un prelievo sulle bibite analcoliche zuccherate, farà entrare nelle casse dello Stato 234 milioni il prossimo anno, 262 milioni nel 2021, 256 milioni nel 2022 e 275 milioni a regime. L'imposta è di 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti e di 0,25 euro per chilogrammo «per i prodotti predisposti ad essere utilizzati previa diluizione». C'è il timore che l'aggravio possa portare a un rincaro del prezzo finale delle bibite per i consumatori. Dubbi sul gettito sono stati espressi dai tecnici del Senato. Non si «ipotizza in via prudenziale - affermano - che la tassazione potrebbe essere evitata» riducendo la quantità di zuccheri nelle bibite per posizionarsi sotto la soglia di tassazione.

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