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Ilva, ecco la bozza dell’accordo con ArcelorMittal: documento in 4 punti

Giovedì 21 Novembre 2019 di Rosario Dimito
Caso Ilva, ecco la bozza dell’accordo: documento in 4 punti

ROMA Un vertice riservato presso il Tesoro, svoltosi nel pomeriggio di martedì, avrebbe avviato il disgelo fra governo, commissari e ArcelorMittal: se non sorgeranno intoppi di qualunque natura, l’obiettivo primo ora è che le parti sottoscrivano una dichiarazione di intenti (memorandum of understanding) da consegnare ai giudici di Milano nell’udienza convocata per mercoledì 27, a seguito del ricorso ex art 700 dei commissari, per chiedere una proroga fino a Natale. Potrebbe così partire una fase nuova, nella quale il governo avrebbe già sondato Intesa Sp, attualmente socia con il 5,6% di Am InvestCo (la società di ArcelorMittal che gestisce Taranto), per rafforzare il proprio impegno.

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IL SUMMIT
La politica, il sistema finanziario, le diplomazie imprenditoriali, le banche e la ragionevolezza stanno dunque abbassando i toni della contesa sull’acciaio di Taranto, anche rispetto alle inchieste giudiziarie penali che incalzano il gruppo franco-indiano. I fatti Martedì in Via XX Settembre, alla presenza di un alto esponente del ministero, secondo quanto risulta a Il Messaggero si sono riuniti Aditya Mittal, presidente e cfo di ArcelorMittal e di ArcelorMittal Europe, figlio del patron Lakshmi, con al fianco l’avvocato Giuseppe Scassellati Sforzolini dello studio Cleary Gottlieb; Lucia Morselli, ad di Am InvestCo, e Ondra Otradovec, capo delle operazioni straordinarie del gruppo Arcelor.

Il confronto, che segue quello dei giorni scorsi al Mise fra Mittal jr e Stefano Patuanelli, è servito per chiarire le posizioni fra le parti ed è stato funzionale alla riunione di domani a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte. Mittal jr avrebbe ribadito le ragioni alla base dello scioglimento del contratto concluso il 28 giugno 2017, avente ad oggetto prima l’affitto e poi il trasferimento del complesso industriale di Taranto per un controvalore totale di 4,3 miliardi. In primis l’eliminazione della protezione legale sui lavori di esecuzione del piano ambientale senza incorrere in responsabilità penali conseguenti alle passate gestioni. Poi le vicende che in questi anni hanno interessato l’Altoforno2 attualmente al centro di inchieste giudiziarie presso la Procura di Taranto. 

LE APERTURE
Da parte del Tesoro sarebbero arrivate aperture per trovare soluzioni che vanno dal ripristino dello scudo legale (si stanno infatti attenuando le resistenze di M5S) alle ricerche di nuovi interventi sui complessi industriali al centro del contenzioso, con annesse le opere ambientali necessarie volte a bonificare le aree inquinate nonché ad adeguare vari impianti e strutture dello stabilimento. Nel contratto l’affittuario si è impegnato a mettere 1,25 miliardi per l’ammodernamento di Taranto e 1,15 miliardi per le bonifiche. Poi sul tavolo c’è il tema della redditività dell’impianto di Taranto attualmente in perdita che, non potendo raggiungere il fabbisogno di 6 milioni di tonnellate di produzione, va ridimensionato con pesanti riflessi occupazionali. Per Arcelor il ridimensionamento deve comportare almeno 5 mila esuberi.

Il vertice del Tesoro ha dunque allentato le tensioni e aperto la strada al negoziato. Per favorire una conciliazione fra l’atto di recesso e il ricorso d’urgenza per far recedere Arcelor dai suoi propositi, sono stati mobilitati legali di primo piano, tutti nomi blasonati del diritto industriale, societario e dintorni. Per i commissari sono schierati Marco Annoni di Roma, esperto di piani finanziari, Giorgio De Nova, luminare del diritto civile, Enrico Castellani (studio Freshfield); per Arcelor appunto Scassellati e Ferdinando Emanuele (Cleary Gottlieb), quindi Franco Gianni, senior partner dello studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners. Da ieri questi consulenti stanno stendendo la dichiarazione di intenti focalizzata sui punti qualificanti del contenzioso per costituire la base del negoziato.

Sono almeno quattro i punti-guida del documento scritto in inglese e lungo alcune pagine. Il punto 1 sarebbe quello sulla certezza del diritto mediante il ripristino dello scudo. Il punto 2 riguarda la funzionalità dell’Altoforno2, che deve poter tornare a produrre adeguatamente; il punto 3 interviene sulle misure «a supporto del rilancio del territorio mediante una combinazione pubblico-privato per creare condizioni di lavoro sostenibili». 

I DEBITI
Quest’ultimo è uno dei passaggi più delicati perché necessita di circa 1 miliardo di investimenti: ed è in questo ambito che il governo avrebbe allertato Intesa Sp che, tra l’altro, è il principale creditore dell’amministrazione straordinaria, debitrice di 1,7 miliardi verso sette banche. I banchieri milanesi avrebbero dato disponibilità a esaminare un progetto concreto, che abbia obiettivi raggiungibili e in questo ambito Intesa potrebbe anche rafforzare l’impegno. 

Infine, il punto 4 riguarda la tecnologia verde legata alla riconversione del piano ambientale: comporta una riduzione della forza lavoro che potrebbe essere assorbita dalla Cdp mediante misure compensative, cioè schierando Cdp Immobiliare attiva nell’housing sociale: gli immobili di proprietà potrebbero ospitare gli sfollati del rione Tamburi, prospiciente lo stabilimento.

Ultimo aggiornamento: 15:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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